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Schermata 2015-06-11 alle 11.31.10Milano, 11 giu – “Destra e sinistra non contano più, ci sono solo mondialisti e antimondialisti. È per questo che occorre sostenere Putin”. A parlare è Gianluca Savoini, presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia e consigliere di Matteo Salvini per quel che riguarda i rapporti con Mosca. Con lui Il Primato Nazionale ha parlato della visita lampo del presidente russo in Italia.

Come è maturata in Putin la decisione di intraprendere questo viaggio?

Noi avevamo già saputo mesi fa che il presidente russo sarebbe venuto all’Expo. Peraltro si tratta di una visita che avviene in giorni particolari: il 12 giugno loro festeggiano il Giorno della Russia, istituito dopo la creazione, nel 1991, della Federazione Russa. Venire a ridosso di questa ricorrenza così importante per il nazionalismo russo mi sembra un doppio segnale.

Quali erano gli scopi della visita?

Di sicuro Putin voleva infilare un cuneo nella Ue contro le sanzioni. E infatti ha ribadito che le sanzioni danneggiano soprattutto l’Italia, che ha perso già un miliardo. Si tratta di un provvedimento che non ha alcuna ragion d’essere, non sono certo i russi a voler rompere il trattato di pace con l’Ucraina, come pure sostiene la linea Obama.

Il presidente russo è stato ricevuto come un partner importante, non come il nemico pubblico dell’Occidente. Ma allora è vero che abbiamo la moglie americana e l’amante russa?

Peccato che l’amante russa la trattiamo come una sguattera. Dalla moglie americana dovremmo invece divorziare, anche perché ci dà sempre il mattarello in testa. Tu peraltro hai citato l’Occidente: attenzione perché l’Occidente è contro l’Europa. Ma anche la Ue è contro l’Europa. Questi organismi perseguono lo scopo di rendere l’Europa vassalla non tanto degli americani in generale. Guardate che agli americani, caduto il comunismo, non frega più niente della Russia. Anche lì criticano le sanzioni. Il problema sono le grandi lobby transnazionali.

Insomma, il grande spartiacque di sempre fra oligarchie e popoli…

Esatto. Destra e sinistra non contano più nulla, oggi lo spartiacque fondamentale è fra mondialisti e antimondialisti. Il fronte antimondialista conta la Lega, CasaPound, il Front national, Jobbik e il governo di Orban, Putin… I mondialisti sono quelli che tra le altre cose vogliono separare Europa e Russia.

Come giudichi il ruolo diplomatico di Papa Francesco, che ieri ha incontrato per la seconda volta il presidente russo?

Premesso che io non amo particolarmente alcune posizioni di Francesco, soprattutto sull’immigrazione, ma non ho titoli per parlare di questo, da un punto di vista strettamente diplomatico è stato proprio Putin a far arrivare il Papa su certe posizioni. Quando sembrava imminente la guerra americana contro la Siria, fu Putin a evitare questo abominio, facendo capire che Assad era un baluardo per tutti quei cristiani medio-orinetali minacciati dall’islam fanatico che combatteva il regime siriano. Su questi argomenti c’è stata subito sintonia con il Papa.

Com’è oggi la situazione interna in Russia? Putin gode sempre di grande popolarità, sembra…

Putin ha un livello di consenso che in Russia forse ha avuto solo Stalin dopo la vittoria in guerra. Putin è popolarissimo. Se si è in casa di una famiglia russa ci si accorge che quando parla Putin in tv si fa spontaneamente silenzio. Di fatto tutti i partiti sono filo-putiniani, quelli che sono all’opposizione spesso rimproverano al presidente solo di essere troppo moderato. Solo i liberali lo odiano. Ma attenzione: se togliessero di mezzo Putin non andrebbero al potere i liberali, ma qualcuno più radicale di lui.

Come è riuscito Putin ad avere un simile consenso?

Risollevando la Russia dopo i disastri di Eltsin. È riuscito a far rinascere il sentimento nazionale russo, che è fortissimo. Il politicamente corretto in Russia non esiste, le minoranze non si impongono sul sentimento della maggioranza. Nelle parate le bandiere nazionaliste sfilano insieme a quelle dell’Urss ma non per nostalgia, solo perché lì il passato è storicizzato. Qui da noi c’è, come diceva Nolte, il passato che non passa e che costituisce un ricatto perenne. Purtroppo credo che noi abbiamo ormai imboccato il famoso “tramonto dell’Occidente”…

Adriano Scianca

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