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Roma, 2 mar – Nessuna sorpresa nel collegio Roma 1. A vincere le elezioni suppletive per la Camera dei deputati è stato Roberto Gualtieri, candidato del centrosinistra con il 62,2 per cento delle preferenze (20.304 voti). Il ministro dell’Economia subentra così al dimissionario Paolo Gentiloni, che ha rinunciato al seggio dopo essere stato nominato commissario europeo agli affari economici. Sconfitto il candidato di centrodestra Maurizio Leo, fermo con 8.508 voti al 26%. La sua era una corsa in salita, purtroppo il miracolo in un collegio storicamente considerato un “feudo rosso” non è riuscito. Il tributarista esponente di Fratelli d’Italia avrebbe potuto avere qualche chance soltanto mobilitando oltre le aspettative l’elettorato di centrodestra.



Vince l’astensione

L’astensione resta forse il dato principale di questa elezione. Tra scarsa informazione, coronavirus e maltempo alle urne si sono recati solo il 17,66 per cento degli elettori aventi diritto, poco più di 32 mila votanti su un totale di 186 mila. Insieme alla partecipazione democratica l’altro grande sconfitto di questa insolita votazione è senza dubbio il Movimento 5 Stelle, che in una parte significativa di una città dove è al governo da quattro anni raccoglie un misero 4,3%. Un disastro, appena 1422 voti. I grillini pagano sì la scarsa affluenza, ma resta un campanello d’allarme in vista delle prossime comunali, dove dovranno pagare lo scotto della disastrosa amministrazione di Virginia Raggi.

Bene l’estrema sinistra

Così la “sindaca” Virginia Raggi ha commentato il dato: “Ricordiamoci che alle suppletive ha votato meno del 30%. Facciamo comunque gli auguri al ministro Gualtieri che adesso è diventato anche parlamentare, sono contenta che durante la campagna elettorale abbia rilevato che servono più fondi per Roma: visto che è anche il ministro dell’Economia, quando vuole allargare i cordoni della borsa noi siamo pronti”. Per quanto riguarda le liste minori può sorridere l’estrema sinistra, con il partito comunista di Marco Rizzo al 2,6% e Potere al popolo al 2,4%. In una elezione dove conta chi riesce a portare fisicamente le persone ai seggi piccole formazioni militanti possono fare un buon risultato.

Davide Di Stefano

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