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flynnWashington, 18 nov – Il tycoon ha deciso di offrire la carica di consigliere per la sicurezza nazionale a Michael T. Flynn. Un ruolo chiave che non necessita di approvazione al Senato. Basta quindi una risposta affermativa da parte del prescelto dal neo presidente degli States. Seppur poco noto in Europa, Flynn è una figura decisamente carismatica e al contempo controversa.

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Cinquantasette anni, già advisor di Trump durante la campagna elettorale, in particolare uno dei principali consiglieri per quanto riguarda la linea in politica estera, ma soprattutto ex generale dell’esercito accusato a più riprese dai democratici americani di essere amico del presidente russo Vladimir Putin. Accuse non del tutto campate in aria se consideriamo che il canale tv Russia Today lo ha definito “Russia loving”. Dopo trent’anni di carriera militare, in cui tra l’altro ha guidato missioni Nato in Iraq e Afghanistan, è stato a capo del Military Intelligence Board, il coordindamento centrale delle agenzie di intelligence USA, e ha diretto la Dia (Defence Intelligence Agency) dal 2012 al 2014, anno in cui è stato licenziato in tronco da Barack Obama proprio per le evidenti divergenze in politica estera. Ed è forse questo l’aspetto più interessante, dopo essere stato silurato, Flynn ha infatti accusato l’amministrazione Obama di “perdere terreno nei confronti del terrorismo”.

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Il probabile neo consigliere per la sicurezza nazionale, stando alle prime indiscrezioni trapelate dall’entourage di Trump l’ex generale avrebbe già accettato l’incarico, non teme però gli attacchi provenienti dagli avversari politici. In “The Field of Fight”, la sua autobiografia scritta a quattro mani con Michael Ledeen, si è descritto come “poco incline al politicamente corretto”. Va detto che nel libro Flynn non è morbido con Putin e giudica negativamente l’accordo sul nucleare siglato con l’Iran. Si tratta però di un testo scritto appunto insieme a Ledeen, altro personaggio decisamente controverso, collaboratore di Renzo De Felice (curò la nota “Intervista sul fascismo”), implicato nello scandalo Iran-Contra, accusato di legami con Licio Gelli ai tempi della P2, poi ancora di essere una spia del Mossad e ultimamente consigliere del Richelieu di Renzi, Marco Carrai.

Tornando però a Flynn, l’episodio forse più indicativo del suo modus pensandi, almeno relativamente agli affari esteri, resta l’intervista rilasciata al giornalista Mehdi Hasan su Al Jazeera incentrata sul documento desecretato statunitense pubblicato dalla sua agenzia di intelligence e riguardante la nascita delle formazioni jihadiste. In quell’occasione Flynn dichiarò di aver informato opportunamente Obama sui gruppi terroristici che operavano in Siria e sulla loro pericolosità. Alla domanda del giornalista sul perché allora Washington non si era comportata di conseguenza, impedendo la loro avanzata, l’ex generale ha affermato che “non è stato chiuso un occhio, l’amministrazione ha deciso di ignorare le nostre informazioni deliberatamente continuando a fare ciò che sta facendo”. Ovvero sovvenzionare o comunque non ostacolare i gruppi terroristici che operano in Medio Oriente. Il personaggio Flynn come detto resta controverso, ma sulla carta (e sottolineiamo, sulla carta) una cosa è certa: rispetto al modo di agire in Siria, e più in generale in politica estera, le sue idee sono diametralmente opposte a quelle di Obama.

Eugenio Palazzini

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