Roma, 21 ago – L’astensione elettorale è ormai consuetudine delle nostre consultazioni amministrative, territoriali o nazionali. Il clima di sfiducia di milioni di italiani nei confronti delle istituzioni ha raggiunto massimi storici, trasformandosi in voto di protesta o nella mancata presenza al seggio elettorale.

Una campagna elettorale senza contenuti

Non è dato sapere quanto l’appuntamento del 25 settembre potrà risentire di questo fenomeno e che percentuali di affluenza si registreranno alle urne, complice anche una campagna elettorale non certo brillante. Contrapposizioni, mancanza di serietà, tradimenti e scissioni stanno lacerando ulteriormente il nostro panorama politico, comportando il superamento di quelle che dovrebbero essere le proposte politiche volte alla risoluzione della crisi economica, energetica ed occupazionale.

Il centrosinistra tra “lotta al fascismo” e “terzo polo”

Il centrosinistra ha posto nella “lotta al fascismo” ogni senso della propria proposta elettorale, lasciando spazio al cosiddetto “terzo polo” per provare a creare una politica alternativa, che però stenta a decollare e risultare credibile, date le giravolte di Carlo Calenda e la storica mancanza di fiducia da parte degli italiani che attanaglia Matteo Renzi. Pertanto, è comprensibile che da parte degli elettori ci sia sconforto ed incomprensione, dovuta anche alla mancanza di interesse verso i partiti ed alla campagna elettorale condotta in pieno mese di agosto.

Il 25 settembre è già un’occasione persa

In un momento storico così complesso ed incerto un forte astensionismo rischierebbe di privare il prossimo politico della spinta rappresentativa auspicata, ragion per cui tutti i partiti dovrebbero operare per costruire una proposta chiara, interessante e fattibile agli occhi degli elettori, da qui all’ormai vicino 25 settembre.

Tommaso Alessandro De Filippo

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4 Commenti

  1. Quale voto di protesta? Quelli volevano (taluni anche a ragione), mangiare e hanno dovuto mangiare e lasciar mangiare, purtroppo per loro, sino-prodotti.
    L’ assenteismo è dovuto essenzialmente alle regole “democratiche” che non consentono nessun libero spirito di coinvolgimento comunitario atto anche a spronare i propri candidati. Un politico da solo, se non sorretto, ma cosa può fare? Guardare il proprio portafoglio o mandare tutti a quel paese.
    Ricordo che una volta si poneva il giornale del proprio partito ben in mostra, felici di poter fare la propria parte. Oggi, tutti cagasotto… causa le regole che ci hanno posto come le galline in batteria, nemmeno a terra. E senza il Gallo vitalizzante.

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