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Roma, 29 dic – Tutto come annunciato, il presidente della Repubblica Mattarella ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo aver formalmente consultato i Presidenti dei due rami del Parlamento. Il Consiglio dei ministri, di conseguenza, ha approvato il decreto di indizione della data delle elezioni il 4 marzo. Il premier Gentiloni consegnerà il decreto al Colle per la controfirma del presidente della Repubblica. Le Camere sono convocate il 23 marzo per la prima seduta dopo lo elezioni.

Si vota insomma il 4 marzo, come ufficiosamente già deciso. Ma quali sono gli scenari adesso? Chi si candida, chi si allea con chi, chi può vincere e quali sono le possibili sorprese? La campagna elettorale è iniziata da mesi, soprattutto per i partiti che siedono in Parlamento e che in virtù di questo non dovranno raccogliere firme per presentarsi. L’attuale legge elettorale poi sembra concepita ad hoc per non far vincere nessuno o per meglio dire per far vincere tutti. E con tutti ovviamente si intende chi ha fatto parte, direttamente o con precisi patti di non belligeranza, di questa legislatura. La probabilità di una grande coalizione di governo è quindi alta, a meno che non venga nominato un governo di scopo edulcorato in governo di responsabilità. Un esecutivo sulla carta di breve durata che dovrà indire nuove elezioni, nel frattempo si prenderà tempo, si rimanderà, si tornerà ad accordarsi per non far cadere il governo o formarne un altro senza tornare al voto. Prima di questo ovviamente centrodestra e centrosinistra daranno vita alla solita schermaglia.

Da una parte Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia insieme, senza attualmente un candidato premier, dall’altra il Pd guidato da Matteo Renzi più eventuali alleati dell’ultima ora. Il M5S correrà da solo sapendo già di non poter raggiungere una percentuale sufficiente a formare un governo, a meno che, nel caso in cui superi le due coalizioni di centrodestra e centrosinistra, qualcuno non decida di appoggiarlo. E’ abbastanza probabile tuttavia che si formerà un governicchio retto da un Gentiloni qualunque e appoggiato più o meno da tutte le forze, tranne forse che da Lega e Cinque Stelle, pronte a dar vita a una nuova opposizione sulla falsa riga dell’attuale. Ovvero praticamente inutile e alla fine comoda per tutti.

Oltre ai pentastellati, fuori dalle coalizioni si presenterà (salvo accordi last minute con il Pd) la nuova formazione di sinistra nata dalla sindrome emorragica del Partito Democratico. Liberi e uguali, un coacervo di vecchi volti come Bersani e D’Alema, più gli attuali presidenti di Camera e Senato, il duetto Boldrini e Grasso che da posizioni di richiesta imparzialità istituzionale sono già scesi in campo da partigiani, nel caso di Grasso addirittura da candidato premier. L’unica possibile sorpresa, tra le forze politiche fino ad oggi non presenti in Parlamento, è CasaPound. Il movimento della tartaruga frecciata ha centrato una serie di importanti risultati a livello locale, da Bolzano a Ostia, passando per Lucca e Todi. E’ combattivo e vitale, ha una capillarità militante su tutto il territorio nazionale come forse nessun altro, ha una chiara linea politica, non si accorda con nessuno e corre da solo contro tutti. Anche per questo a livello mediatico subisce il silenziatore dei sondaggi e delle ospitate in tv. Di fronte al deja vu e al valzer delle poltrone, è però un candidato credibile che garantisce una forza di impatto politica che tutti gli altri scongiurano per continuare a gestire il tavolo.

Alessandro Della Guglia

 

 

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