Roma, 11 feb – La maggioranza Lega-M5S deve fare i conti con il fuoco amico del ministro dell’Economia Giovanni Tria, che si schiera in difesa di Bankitalia dopo gli attacchi dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Presa di posizione consolidata peraltro dal pressing del Colle su premier Giuseppe Conte.

Un fuoco incrociato quindi per Lega e 5 Stelle, che vorrebbero dare un segnale di discontinuità nella vigilanza bancaria, in modo che chi non ha fatto il proprio dovere non resti a scaldare la poltrona.

L’indipendenza di Palazzo Koch “va difesa”, ha detto Tria dopo che i due vicepremier hanno parlato di azzeramento dei vertici di Bankitalia e Consob. Tutto è cominciato dal Consiglio dei ministri di giovedì, dove gli esponenti del M5S hanno bloccato il rinnovo del mandato a Luigi Federico Signorini come vicedirettore generale di Via Nazionale.

Di Maio: “Serve discontinuità”

“Adesso – ha sottolineato Di Maio – che si chiede a noi del governo, consultati per procedura costituzionale sulla conferma del vicedirettore di Bankitalia, se vogliamo rinnovare, diciamo: no, c’è bisogno di discontinuità“.

“La dichiarazione del ministro Tria – ha sottolineato la sua portavoce – è un’affermazione prettamente istituzionale, ovvia e perfino banale. Le sue parole non sono indirizzate contro nessuno”.

Mattarella potrebbe confermare la nomina

Ma la situazione è delicata. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, d’accordo con il titolare del Mef, potrebbe bypassare Palazzo Chigi. Infatti, la legge prevede che le nomine nel direttorio di Palazzo Koch, salvo quella del governatore, siano indicate dal Consiglio superiore della stessa Banca d’Italia e confermate con un decreto del presidente della Repubblica – “promosso” dal premier Conte e da Tria – una volta “sentito il Consiglio dei ministri”.

Inoltre il capo dello Stato ha diritto di confermare le nomine in direttorio anche se il parere del Cdm fosse negativo. E il governo non può indicare persone di sua preferenza. Se però semplicemente bloccasse le procedure di nomina omettendo di inviare al Quirinale un proprio parere sui nomi designati, violerebbe la legge italiana e le regole Ue che garantiscono l’indipendenza delle banche centrali come condizione perché esse funzionino.

A quel punto la pressione da Ue e Bce sul governo gialloverde diverrebbe un casus belli per uno scontro Colle-Palazzo Chigi.

Ecco perché non si esclude l’ipotesi di un Signorini bis frutto dell’alleanza Tria-Quirinale.

Lega-M5S: “Palazzo Koch si assuma responsabilità omesso controllo”

La linea Lega-M5S sulla questione oggi è stata ribadita da Gianluigi Paragone, senatore 5 stelle e presidente in pectore della Commissione d’inchiesta sulle banche: “L‘autonomia e l’indipendenza di Bankitalia non vuol dire autonomia e indipendenza anche dalle responsabilità dell’omesso controllo“.

La proposta di nomina di Signorini – chiarisce Paragone – quantomeno deve essere analizzata in termini critici, la gente almeno sa che oltre alla casta di politici c’è una casta di dirigenti pubblici. Sono i classici uomini invisibili, a cui almeno abbiamo dato un volto. Noi vogliamo che quando il risparmiatore va in banca la banca non lo freghi. La banca oggi è un discount di un centro commerciale di prodotti finanziari. Nessuno di noi ha minato il principio di indipendenza di Bankitalia, di cui ormai si parla come un altro potere dello Stato. Io dico solo che indipendenza non significa immunizzazione di fronte alle responsabilità. Almeno Bankitalia risponda dell’omesso controllo“.

Ludovica Colli

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Commenti

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1 commento

  1. Burocrazia inetta ed inefficiente, parassiti nullafacenti a 15000 euro mensili,una casta burocrate autoreferenziale e sinistra che si autotutela e si autoriproduce……….dal quirinale in giù infettano tutti i gangli del potere,dalla politica alla magistratura, attraverso tutti i palazzi romani ……… Gli italiani muoiono schiavi e sudditi, soccombono fra tasse, burocrazia e banche e questi pensano ad autonominarsi e confermare i loro privilegi……….. repubblica democratica fondata su una casta burocrate vorace ed indegna. Che schifo di paese.

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