Roma, 1 mag – Undici metri. Distanza relativamente piccola ma che all’interno di un rettangolo verde può diventare un abisso e rimpicciolire lo spazio contraddistinto dai 3 legni in maniera direttamente proporzionale allo spessore dell’estremo difensore che si ha di fronte. Quando la Champions era tutta italiana.

Milan e Juve: le dominatrici della stagione

La sera del 28 maggio 2003 – dopo 120 minuti tutto sommato equilibrati – i due migliori portieri del mondo sono lì, uno di fianco all’altro: dai loro guantoni passa il ricordo del teatro mancuniano, dei sogni o degli incubi, a seconda di chi alzerà la coppa con le grandi orecchie. Buffon e Dida di rigori ne respingeranno 5 su 10 e alla fine sarà quest’ultimo a spuntarla in quella che è stata la prima – e finora unica – finale Champions giocata da sole italiane.

Al fischio d’inizio Vecchia Signora e Diavolo hanno praticamente già vinto tutto quello che c’era da vincere: a Torino in bacheca splendono supercoppa e scudetto, la banda di Ancelotti, invece, ha ipotecato seriamente la coppa nazionale dopo il rotondo 1-4 maturato in casa della Roma. Ma andiamo con ordine.

Tre italiane in semifinale 

E’ ancora la Champions del doppio girone, con due italiane su quattro costrette a passare per il turno preliminare: ad agosto le prime a scendere in campo sono le milanesi, le quali liquidano (con qualche fatica più del dovuto) sia Sporting Lisbona che Slovan Liberec. Raggiungono così Juve e Roma ai raggruppamenti, superati brillantemente da tutte le compagini nostrane. Più dura la seconda fase, ci permettiamo comunque di qualificarne tre ai quarti. Salutano l’Europa solo i giallorossi.

Milano capitale d’Europa

A proposito di portieri, l’Inter ringrazia Toldo che a Valencia para (quasi) tutto, regalando ai suoi il biglietto delle semifinali: il prezzo da pagare è però l’infortunio di Vieri, fuori causa per l’euro-derby. Sì perché proprio il Milan – all’ultimo assalto – piega l’Ajax di un giovane Ibra. Shevchenko alla mezz’ora trova la testa di Inzaghi, preludio di un secondo tempo elettrizzante dove i lancieri recuperano per ben due volte lo svantaggio (al 65’ Superpippo restituisce infatti il favore all’ucraino per il momentaneo 2-1). Ma in pieno recupero mentre la stracittadina continentale sembra svanire, è ancora l’istinto assassino del numero 9 – ufficialmente Tomasson, ma la palla in rete ci sarebbe finita lo stesso – a far esplodere San Siro. Stadio Meazza vestito quindi a festa nel tesissimo doppio scontro tra cugini: nelle poche emozioni dei 180’ di gioco meglio i ragazzi di Ancelotti che volano a Manchester grazie alla regola delle marcature in trasferta.

La Juve mata le grandi spagnole

Grandi imprese pure in casa dei campioni d’Italia. Il sorteggio assegna infatti i bianconeri nella parte di Barcellona, Real Madrid e Manchester United. Dopo il pareggio di Torino la Juve supera i catalani al Camp Nou, espugnando il tempio blaugrana ai supplementari. Altro giro, altra spagnola: Madama perde a Madrid (2-1) ma al ritorno con una prestazione ai limiti della perfezione – quel quasi è il giallo del diffidato Nedved – rifila tre ceffoni ai blancos.

Champions italiana: estasi e disperazione, le facce di una finale equilibrata

E’ Milan-Juve quindi, concreta fantasia contro forza tranquilla. Se sugli spalti le coreografie richiamano rispettivamente storia e appartenenza, sul prato di Manchester il dominio si alterna. Partono forte i meneghini – Buffon si supera su Inzaghi – meglio i sabaudi nella parte centrale dell’incontro, in particolare a inizio ripresa quando Antonio Conte timbra il montante alto. Ai supplementari stanchezze fisiche e mentali si fanno sentire e il Milan tiene nonostante giochi sostanzialmente con un uomo in meno, lo stirato Roque Junior rimane in campo per onor di firma.

Infine loro, gli undici metri. Non, come si dice, una lotteria ma apoteosi di un tutto sommato semplice gesto tecnico. Il bivio finale: da una parte chi festeggia, dall’altra lo sconforto dei vinti. A nulla servono i miracoli del portiere azzurro, la giovane dea alata ha deciso di vestirsi in rossonero. Milano – per l’ultima volta – torna al suo posto: capitale d’Europa.

Marco Battistini

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