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Roma, 26 mar – L’elezione dei presidenti di Camera e Senato è stata una prova generale, un test per capire che aria tira in Parlamento. Ebbene, la grande novità di questa XVIII legislatura è che stavolta i pretendenti alla carica di premier sono due: uno, Salvini, perché leader della coalizione più votata; l’altro, Di Maio, perché leader del partito più votato. E nella fase dell’elezione dei presidenti delle Camere hanno dato prova di polso, legittimandosi e sostenendosi a vicenda. Ma né il centrodestra né i 5 Stelle hanno i numeri per governare da soli. Né possono governare insieme sic et sempliciter. Anche perché il leader non premier non accetterebbe un ruolo di secondo piano. La fa molto più facile Berlusconi che, intervistato dal Corriere, dice chiaramente: “Preferisco un governo guidato da chi ha vinto le elezioni. E con questo intendo il centrodestra, se unito. I Cinque Stelle hanno ottenuto un buon risultato, ma sono arrivati secondi. Salvini ha il diritto e il dovere di provare a formare un governo, con i programmi che abbiamo proposto agli italiani”.
Viceversa, avverte il Cav, un governo Lega-M5S sarebbe un “ircocervo”, la figura mitologica metà capra e metà cervo, ossia uno scenario assurdo e improponibile. Anche perché, come dicevamo, nessuno vuole essere la metà capra da immolare sull’altare dell’altro. Berlusconi poi rilancia il ruolo di Forza Italia – riferimento per i moderati del centrodestra – e dice che dopo aver “bruciato” Romani per salvare l’unità della coalizione, per continuare a tutelarla “tutti devono essere pronti a fare dei sacrifici. Ma in questo caso nessun sacrificio personale”. Insomma, la linea del Cav è praticamente la stessa da oltre 20 anni a questa parte: “Il nostro futuro si chiama Forza Italia”, ripete convinto. A dispetto dei numeri e del fatto che ora il leader del centrodestra è Salvini. Senza contare che ora Berlusconi ha solo due opzioni: continuare a farsi andare bene la guida di Salvini – che con lo strappo su Romani si è imposto sulla coalizione – o guardare a un Pd ridotto al lumicino in nome di antichi inciuci.
A osservarla bene, l’attuale impasse politica – superata solo per eleggere i presidenti delle Camere, ma il governo è un’altra cosa – ha degli elementi incontrovertibili: un mix di Lega e M5s di per sé inconciliabile a livello di programmi, a partire dal fisco – flat tax o reddito di cittadinanza? – scollerebbe le forze in Parlamento dalla base elettorale. Certo, è successo altre volte. Ma puntualmente, una volta tornati al voto, certi tatticismi sono stati puniti nell’urna. Stando agli ultimi sondaggi, sia Lega che 5 Stelle sono in ulteriore crescita. Ma un “matrimonio d’interesse” in Parlamento stroncherebbe il trend. E questo sia Salvini che Di Maio lo sanno bene.
Ecco perché forse servirebbe una figura terza, stimata, amata dalle istituzioni, magari gradita all’Ue – per tranquillizzare Bruxelles – espressione del centrodestra (coalizione che ha vinto e che dovrebbe governare) che però abbia l’appoggio dei 5 Stelle, che inoltre ricoprirebbero ruoli chiave nei ministeri. In ogni caso, sta a Mattarella decidere. L’inquilino del Colle sa che i 5 Stelle preferiscono dialogare con Salvini e non vogliono avere a che fare con Berlusconi. Come sa anche che i rispettivi programmi di governo presi così come sono sono inconciliabili. Staremo a vedere.
Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. …….con opportuni ”aggiustamenti” non son per nulla inconciliabili… questo sta, sopratutto, nella capacità del m5s di estromettere la loro parte di ex pidioti nostalgici..e nella lega marginalizzando i bossiani maroniani..

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