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Roma, 26 mar – Alle 15:30 di domani si riuniranno i nuovi gruppi parlamentari per eleggere formalmente i propri rispettivi capigruppo a Camera e Senato. Se in alcuni partiti (Lega e M5S) non ci dovrebbero essere sorprese, per altre forze politiche (Pd e Fi) le frizioni interne potrebbero invece portare a qualche scontro. Luigi Di Maio, per esempio, aveva già reso noto da tempo i due nomi dei pentastellati, con una decisione “dirigista” in evidente discontinuità con il 2013, quando furono i parlamentari a votare i capigruppo. I presidenti scelti da Di Maio sono Giulia Grillo alla Camera e Danilo Toninelli al Senato.
Più complicata potrebbe essere la scelta dei capigruppo in Forza Italia. Gli uscenti Renato Brunetta e Paolo Romani, infatti, hanno rassegnato le proprie dimissioni in polemica con Silvio Berlusconi. I due rimproverano al leader la sua condotta nelle votazioni dei presidenti delle due Camere, accusandolo in sostanza di aver ceduto al ricatto dei Cinque Stelle, che avevano posto il loro veto proprio su Romani a Palazzo Madama. I due nomi di Fi potrebbero dunque essere Mara Carfagna alla Camera e Anna Maria Bernini al Senato.
Si registrano numerosi malumori anche tra le fila del Pd. Benché sia uscito di molto ridimensionato dal responso delle urne, con le elezioni dei capigruppo Matteo Renzi è tuttavia deciso a far sentire tutto il suo peso politico (che non è affatto trascurabile). Se alla Camera dovrebbe essere riconfermato il renziano Ettore Rosato, il segretario dimissionario del Pd (e nuovo inquilino di Palazzo Madama) vuole infatti imporre un suo uomo anche al Senato. In questo senso si fa il nome di Andrea Marcucci. Il resto del partito, invece, spinge per la permanenza di Luigi Zanda. Qualora non ci fosse consenso, Renzi è pronto anche a forzare la mano e a sottoporre Marcucci al voto dei gruppi, dimostrando così ai compagni di partito di detenere ancora la maggioranza.
Vittoria Fiore



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