Roma, 18 ott — Nella masnada di atleti piegati e omologati — il più delle volte per convenienza — a dogmi antirazzisti o Lgbt calati dall’alto, esiste ancora qualche sportivo che non appare disposto a negoziare il proprio sistema di valori o le proprie idee: uno di questi è Orkun Kokcu, 21enne centrocampista e capitano del Feyenoord, che nell’ultimo turno di Eredivisie contro l’AZ Alkmaar ha deciso di rinunciare alla fascia — e dunque alla carica di capitano — pur di non indossare quella arcobaleno.

Kokcu rinuncia alla fascia arcobaleno: è bufera 

Motivi di fede religiosa, ha spiegato Kokcu, che per non essersi piegato alla cannibalizzazione Lgbt in corso negli ultimi anni negli sport —in particolar modo il calcio — è finito nella bufera diventando oggetto di critiche e pesanti insulti dagli intolleranti arcobaleno. «Ho deciso di non indossare la fascia da capitano arcobaleno di questo turno», ha spiegato il calciatore. «Penso sia importante sottolineare che ho rispetto per tutti, indipendentemente dalla religione, dal background o dagli orientamenti. Credo che ognuno sia libero di fare quello che vuole o sente», ma qui si tratta di rimanere coerenti con il proprio credo. «Capisco molto bene quale sia l’importanza di questa azione, ma a causa delle mie convinzioni religiose non mi sento la persona giusta per sostenerla».

Chi chiede rispetto non rispetta mai

Kokcu ha poi aggiunto: «Ecco perché non mi sento a mio agio a indossare questa fascia capitano. Posso immaginare che alcune persone siano deluse da questo, ma questa non è assolutamente la mia intenzione, anche se mi rendo conto che potrei non essere in grado di togliere immediatamente quella sensazione con queste parole. Spero che anche la mia scelta per motivi religiosi venga rispettata». La fascia di capitano è stata indossata da Gernot Trauner. E siccome i fatti contano molto più delle parole — e sicuramente molto più degli orpelli arcobaleno — Kokcu ha contribuito in maniera importante alla vittoria per 3-1 della propria squadra, segnando e servendo un assist ad Alkmaar.

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Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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