Roma, 10 set – Quello di Facebook (e Instagram) contro CasaPound Italia è un attacco politico. Oltre alle pagine dei leader, dei consiglieri eletti, degli esponenti di spicco, dei coordinatori regionali, infatti, sono state chiuse anche le pagine di chi amministrava pagine Facebook collegate a Cpi. Ma soprattutto sono state chiuse anche le pagine di Solid, onlus che si occupa di volontariato internazionale, della Salamandra, associazione di protezione civile attiva nelle zone alluvionate e terremotate, del Blocco Studentesco, che fa sindacalismo nelle scuole e ha rappresentati regolarmente eletti in tutta Italia. Una censura totale, applicata in modo capillare, scientifico, che colpisce l’intero movimento in ogni sua espressione. Un oscuramento dai social network che appare improbabile sia il frutto di un semplice algoritmo applicato per vedere chi viola o meno la policy su determinati argomenti.


Iannone: “Siamo pronti a partire con una class action”

Immediata la risposta di CasaPound, che denuncia l’attacco politico subito: “Facebook e Instagram ci cancellano perché oggi eravamo in piazza contro il governo“. Così all’Adnkronos ieri il presidente di CasaPound Gianluca Iannone. “Sono state colpite tutte le realtà che si rifanno a CasaPound: il Blocco Studentesco, Solid, addirittura sono stati disabilitati i profili di amministratori della pagina del Primato nazionale, una rivista sovranista libera, non di Cpi“, aggiunge Iannone, spiegando che questo “atto vergognoso ha un precedente: già in campagna elettorale ci avevano cancellato decine di pagine“. L’accusa di Iannone è dura: “Si tratta di un gravissimo atto discriminatorio commesso nei nostri confronti dai colossi social. Ma certo noi non staremo con le mani in mano: siamo già pronti a partire con una class action“, annuncia il leader del movimento.

Di Stefano: “Uno sputo in faccia alla democrazia”

Il vicepresidente Simone Di Stefano su Twitter denuncia il bavaglio di una multinazionale Usa nei confronti di centinaia di migliaia di liberi cittadini italiani: “Facebook ha chiuso la mia pagina, 140.000 iscritti. E quella di CasaPound, 250.000. Ha chiuso le pagine dei nostri consiglieri comunali democraticamente eletti. Un abuso, commesso da una multinazionale privata in spregio alla legge italiana. Uno sputo in faccia alla democrazia. Un abuso commesso in un giorno simbolico. Un segnale chiaro di censura che per ora colpisce noi, ma indirizzato a tutta l’opposizione al governo PD/5Stelle. Questo è solo l’inizio, chissà di cosa saranno capaci“.

Polacchi: “Bavaglio a tutti quelli che vogliono una nazione sovrana e forte”

La decisione presa dagli amministratori dei social – una multinazionale Usa, un’azienda privata – va chiaramente contro l’articolo 21 della nostra Costituzione sulla libertà di parola ed espressione. La netta violazione della nostra Carta è denunciata anche da Francesco Polacchi, editore del Primato Nazionale e di Altaforte Edizioni: “Sono qui per fare una denuncia contro la violazione alla libertà di parola e di espressione che sta avvenendo in queste ore sui due social network principali, Facebook e Instagram: è chiaro che non si può accusare quei movimenti come Casapound e Forza Nuova di essere partiti e movimenti che incitano all’odio, perché con questa scusa si sta mettendo il bavaglio a tutti coloro i quali esprimono forti perplessità sull’Unione europea e che vogliono una nazione sovrana e forte“. Così Polaccchi in un video condiviso su Twitter. “Non è un caso che questa censura sia avvenuta adesso, dopo la fiducia al Conte bis, dopo questo discorso che Conte ha fatto sulla sobrietà dell’utilizzo dei social network. Il Primato Nazionale – conclude Polacchi – sarà in prima linea su questa battaglia, il fronte sovranista non può accettare una mancanza di libertà di espressione“.

“Lo Stato deve intervenire su quello che è un servizio pubblico in regime di monopolio”

Di Stefano poi, sempre su Twitter, mette in evidenza un aspetto a dir poco inquietante: “Facebook per numero di utenti italiani iscritti si configura di fatto come un servizio pubblico, e in regime di monopolio. E sarebbe ora che lo Stato intervenisse, perché su un simile social non può valere la legge privata di una multinazionale“. Una “piazza” virtuale in cui si esprimono decine di milioni di italiani è in mano a dei privati. Questo è inconcepibile, perché il rischio è quello di un bavaglio che prima o poi arriva per tutti. Un bavaglio, lo ricordiamo, ad esclusiva discrezione di una società privata.
Certo, non tutti subiranno questo trattamento. Non a caso Di Stefano ipotizza uno scenario purtroppo già visto in Italia: “Alla fine Facebook diventerà come gli spettacoli di Crozza, Luttazzi, Propaganda Live… una sala piena di borghesi globalisti radical chic ‘di sinistra’ che si autoconvincono della propria superiorità intellettuale e antropologica. ‘Facebook è da vecchi’: ha ragione mia figlia”.

Sì, sarà pure da vecchi, tipo quelli in fila ai gazebo del Pd. Ma l’attacco alla democrazia, la censura liberticida, la cancellazione irreversibile delle pagine del popolo di CasaPound restano. Ecco perché i ragazzi della Tartaruga frecciata annunciano che faranno sentire la loro voce ad ogni costo e in tutte le sedi opportune. In nome della libertà.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. Denunciate Facebook alla Procura della repubblica per violenza privata e violazione della nostra Costituzione in tema di libertà di espressione .
    Questa è la giusta strada….

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