Roma, 15 nov – Cina e Usa si approcciano a Bali all’apertura del G20. Si stringono la mano i due presidenti Xi Jinping e Joe Biden, per un confronto che negli obiettivi doveva essere franco, nei punti di contatto come in quelli di distanza. Così pare sia andata, come riportato anche dall’Ansa.

Cina e Usa, disgelo parziale

Il disgelo, almeno parzialmente, c’è. Esiste una volontà delle due superpotenze di non incendiare ulteriormente il complicatissimo quadro internazionale. Soprattutto la Cina manifesta agli Usa la sua preoccupazione per la guerra in Europa. D’altronde, proprio Pechino negli ultimi tempi aveva fatto le prime mosse di riavvicinamento a fine ottobre, quando aveva teso la mano a Washington con le parole molto chiare e concilianti del presidente Xi Jinping sulla televisione cinese: “Il mondo di oggi non è pacifico nè tranquillo. In quanto grandi potenze, Cina e Stati Uniti dovrebbero rafforzare la comunicazione e la cooperazione, che contribuiranno ad aumentare la stabilità e la sicurezza nel mondo e contribuiranno a promuovere la pace e lo sviluppo mondiali. La Cina è disposta a collaborare con gli Stati Uniti sulla base del rispetto reciproco, della coesistenza pacifica e della cooperazione vantaggiosa per tutti, per trovare la strada giusta per andare d’accordo nella nuova era, in modo che ne possano beneficiare sia i due Paesi che il mondo”.

Ieri al G20 di Bali, quel discorso sembra aver fatto proseliti. E lo stesso Xi esprime parole che ne rappresentano, in pratica, il proseguo: “”La Cina è estremamente preoccupata per l’attuale situazione, dimostra che i conflitti non producono vincitori, che non vi sono soluzioni semplici a questioni complesse e che il confronto tra i principali Paesi deve essere evitato”. Cina e Usa hanno concordato sulla necessità che Ucraina “non si devono usare le armi nucleari”, secondo quanto riferito da Wasghinton. Il che è comprovato dal fatto che anche nel comunicato finale del G20 è stato bollato come “inaccettabile” l’uso dell’atomica. Dall’altro lato, Joe Biden risponde favorevolmente alle mani cinesi e si dichiara pronto a “rimettere in carreggiata” i rapporti tra le due superpotenze.

Le distanze su Taiwan

Ovviamente, tra Cina e Usa non mettere Taiwan, anche se di certo non parliamo di coniugi e non c’è neanche alcuna rima. L’arcipelago è il nodo difficile e – forse – impossibile da sciogliere. Sui suoi destini Biden insiste nel fatto che sia “la prima linea rossa per noi e non deve essere superata”, Xi sul fatto che “la pace e l’indipendenza di Taiwan sono inconciliabili come l’acqua e il fuoco”. Per affrontare il problema i due governi si sono detti disponibili a formare un team di contatto che mantenga salde le comunicazioni. Il presidente statunitense ha detto che non ci sono segnali imminenti di un attacco militare di Pechino a Taipei, oltre che di non volere una guerra fredda tra i due Paesi, pur riconoscendo lo stato di fatto della competizione che dovrà essere “gestita” per evitare che si tramuti in uno scontro. Il leader cinese, sostanzialmente, concorda: “I successi di Cina e Stati Uniti sono opportunità, non sfide, l’uno per l’altro: il mondo è abbastanza grande perché i due Paesi possano svilupparsi e prosperare insieme”.

Alberto Celletti

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