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Roma, 29 lug – C’è un legame tra il caso degli affidi illeciti di Bibbiano, portato alla luce dall’inchiesta Angeli e Demoni, e quello dei Diavoli della bassa modenese? Qualcuno sembra pensare che ci sia più di una correlazione tra lo scandalo che ha travolto i servizi sociali della Val d’Enza e l’agghiacciante vicenda, avvenuta tra 1997 e il 1998, in cui sono finite nel vortice le storie di 16 bambini, allontanati dalle famiglie accusate di pedofilia e di compiere riti satanici e omicidi. 



Un nuovo fascicolo

E quel qualcuno lavora alla Procura di Modena, che ha deciso – in seguito ad un esposto depositato alcuni mesi fa da Carlo Giovanardi – di aprire un fascicolo contro ignoti per compiere un’ulteriore verifica sui fatti accaduti oltre vent’anni fa tra Mirandola e Massa finalese, portati all’attenzione del pubblico dalla coraggiosa web serie Veleno di Pablo Trincia. La Procura modenese ha deciso di appurare se vi sia stato un modus operandi comune, un filo conduttore tra alcuni casi di sottrazione di minori delle due inchieste. Parliamo ad esempio del centro studi Hansel e Gretel di Torino, i cui sedicenti esperti e psicoterapeuti hanno analizzato e valutato i casi di affidi finiti sotto inchiesta sia a Bibbiano sia nella bassa modenese.

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Nuovi elementi

Intanto emergono nuovi elementi dall’inchiesta Angeli e Demoni. Dalle carte emerge la testimonianza di una assistente sociale che ha svelato di avere falsificato rapporti su alcune situazioni familiari, dipingendo i bambini come vittime di abusi, in modo da convincere il Tribunale dei Minori ad affidare i piccini a figure terze. La donna, Conzia Magnarelli, come viene riportato dalla stampa locale ha collaborato ammettendo le proprie colpe e sostenendo di avere falsificato alcune relazioni a causa delle pressioni e dei ricatti dei superiori. Una situazione malsana che le aveva generato un enorme senso di colpa e che l’aveva spinta poi a chiedere e ottenere un trasferimento: “È vero, ho falsificato quelle relazioni ma l’ho fatto a causa delle pressioni che subivo dai miei superiori. Mi sono adagiata per del tempo ma poi non ce la facevo più: per questo lo scorso settembre ho chiesto il trasferimento”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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