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Reggio Calabria, 18 dic – Giovanni Siclari, sindaco di Villa San Giovanni, è agli arresti domiciliari per corruzione. Con lui, i carabinieri hanno arrestato dieci persone e tra questi diversi dipendenti del Comune e i vertici della Caronte&Tourist, la società che si occupa del traghettamento sullo Stretto di Messina. Oltre alla corruzione, nell’ordinanza di custodia cautelare, agli indagati sono contestati a vario titolo i reati di turbativa d’asta, falso in atto pubblico, truffa aggravata e peculato. Uno di loro, inoltre, è accusato anche di concorso esterno in associazione mafiosa. L’inchiesta prende le mosse da indagini fatte in precedenza sulle cosche operanti a Villa San Giovanni.

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L’indagine sulla concessione dell’area di sosta alla Caronte&Tourist

Siclari, sindaco della cittadina dello Stretto è al centro di un’indagine che riguarda la concessione dell’area di sosta alla Caronte&Tourist, da pochi mesi ristrutturata con una biglietteria automatica. Una concessione, data dal Comune alla compagnia di navigazione privata, sulla quale la Procura ha rilevato alcune irregolarità. Con la compiacenza del sindaco, infatti, secondo gli investigatori, la Caronte è riuscita ad ottenere illecitamente l’affidamento dell’area sulla quale poi è stata realizzata un’opera di interesse del gruppo che negli ultimi mesi ha scatenato polemiche anche all’interno del Consiglio comunale. Polemiche stoppate dal sindaco che, rispetto alle contestazioni dei consiglieri di opposizione, ha sempre difeso la Caronte&Tourist sostenendo che ci sarebbe stato un “beneficio economico per la città”. A tal proposito, i pm contestano alcune assunzioni che sarebbero legate proprio alla vicenda del piazzale e della concessione ottenuta dall’amministrazione comunale locale.

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Ai domiciliari presidente e amministratore delegato della Caronte

Sono finiti ai domiciliari anche il presidente della Caronte, Antonino Repaci e l’amministratore delegato Calogero Famiani. I manager, secondo l’inchiesta, avrebbero promesso di elargire utilità ad amministratori comunali che in cambio avrebbero asservito la loro pubblica funzione agli interessi privati della società di navigazione. In particolare, Repaci curava i contatti con il sindaco per assicurarsi l’affidamento dell’area sulla quale la sua società aveva progettato la realizzazione di alcuni lavori.

I precedenti del sindaco, sospeso per la legge Severino

Quello di Siclari, fratello del senatore di Forza Italia Marco, è un percorso politico-amministrativo quanto meno “accidentato”. Il giorno dopo l’elezione venne sospeso per effetto della legge Severino, in quanto, come vicesindaco dell’ultima giunta, insieme all’allora sindaco Antonio Messina e a due assessori, era stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio nell’ambito del caso “Bandafalò”, per aver concesso autorizzazioni a lidi e stabilimenti costruiti in area demaniale. Dopo una prima sentenza favorevole al Tar, e un’altra sentenza favorevole al Consiglio di Stato, Siclari è stato proclamato sindaco nel giugno 2017 ed ha potuto riprendere la guida del Comune, che fino ad allora era stato affidato al vicesindaco Mariagrazia Richichi. Nell’ottobre 2017 su delega del ministro dell’Interno, il prefetto di Reggio Calabria aveva disposto un accesso ispettivo antimafia senza però che venisse nulla fuori per l’amministrazione in carica.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Una delle ragioni per cui non si è voluto costruire un ponte perché di mezzo vi è un monopolio da parte della compagnia di navigazione.
    Se fosse stato per i cinesi,di ponti ne avrebbero anche più di uno in quello stretto di mer…

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