Roma, 13 mag — Chi scegliereste come testimonial per la Festa della mamma? Una lavoratrice che la sera torna a casa dai propri figli? Una casalinga? Una madre che non trova lavoro perché non sa come occuparsi, al contempo, della prole? Non diciamo fesserie, questi sono stereotipi da prima dell’anno mille. L’immagine della maternità nel 2022, almeno per Calvin Klein, è simboleggiata e santificata da un bell’uomo trans incinto: ovvero, una donna affetta da disforia di genere che nel tentativo di assomigliare a un uomo si mutila i seni e si fa crescere la barba a suon di ormoni. Pensate un po’ il paraculismo: vogliono essere uomini, passare per uomini, farsi chiamare uomini. Mantenendo però il privilegio di dare alla luce un figlio come solo possono le donne.

L’uomo incinto si prende Calvin Klein 

Morale della favola, il colosso mondiale della moda ha pubblicato su Instagram la foto di Roberto Bete, «uoma» transgender e star del reality Netflix Brasile The Crush Perfeito, in mutande CK e con il suo bel pancione, assieme alla moglie, dall’aspetto femminile ma sul cui sesso biologico non metteremmo la mano sul fuoco. E Bete, da vero influencer, quel pancione lo fa fruttare, una trebbiatrice macina-like e soldi che fotografa in continuazione. Con l’uomo incinto e la sua ambigua consorte, Calvin Klein afferma di voler mettere in luce le «realtà delle nuove famiglie» fluide, inclusive, anti-patriarcali. E Bete, con le sue cicatrici dove un tempo c’erano dei seni, la voce modificata da anni di testosterone, è il piatto-principe di questa abbuffata di fluidità. Così si spronano al consumo milioni di ragazzini della Generazione Z, i cosiddetti zoomers cresciuti a pane e lavaggio del cervello globalista che non sanno formulare una frase nella propria lingua senza infarcirla di termini gergali inglesi, ma ti ripetono a memoria tutti e 72 i gender esistenti.

Leggi anche: La barzelletta dell’Espresso: un uomo incinto in copertina

 

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Tutti i trans di CK

Con l’«uomo incinto» non è la prima volta che Calvin Klein utilizza un trans per fare soldi, e non sarà nemmeno l’ultima. In occasione del Gay Pride del 2020, il marchio aveva affisso gigantografie dell’attivista trans di colore e «plus size» Jari Jones, bardato con uno degli iconici reggiseni sportivi CK. «Oggi… una donna trans nera e grassa osserva New York!!!», twittò Jones per celebrare la campagna.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Mi vergogno d’essere parte del mondo occidentale. Nausea, disgusto, e repulsione, queste le sensazioni che mi hanno pervaso. Spero vivamente che la Russia, la Cina, e l’India possano prevalere sui valori decadenti delle talassocrazie anglofone.

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