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Roma, 14 nov – Il governo gialloverde assicura che troverà i soldi per le politiche economiche inserite nella legge di bilancio. E che gran parte delle risorse saranno messe insieme grazie a un piano di privatizzazioni.
Ora, lasciando perdere – si fa per dire – il fatto che un governo sedicente sovranista non dovrebbe privatizzare come un qualsiasi esecutivo tecnico o di sinistra, tralasciando insomma la contraddizione in termini – visto che Lega e M5S parlano di nazionalizzazioni di Autostrade o di Alitalia – cerchiamo di capire di quali privatizzazioni stiamo parlando.
Nella lettera spedita a Bruxelles, le parole del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, palrano chiaro: “Al fine di accelerare la riduzione del rapporto debito/Pil e preservarlo dal rischio di eventuali shock macroeconomici, il governo ha deciso di innalzare al 1% del Pil, per il 2019, l’obiettivo di privatizzazione del patrimonio pubblico e tenuto conto cdi tali introiti e del loro impatto anche in termini di minori emissioni del debito, e quindi di maggiori interessi, la discesa del rapporto debito Pil sarebbe ancora più marcata, e pari a 0,3 punti quest’anno, 1,7 nel 2019, 1,9 nel 2020 e 1,4 nel 2021. Il rapporto scenderebbe dal 131,2 per cento del 2017 al 126 del 201″.
Il piano privatizzazioni, a quanto pare, varrebbe all’incirca 18 miliardi di euro e “gli incassi – sottolinea Tria – costituiscono un margine di sicurezza per garantire che gli obiettivi di riduzione del debito approvati dal parlamento siano raggiunti, anche qualora non si realizzi appieno la crescita del Pil ipotizzata”.
Fino a qua, però, non si capisce bene che cosa si voglia privatizzare. Il vicepremier Luigi Di Maio su queste privatizzazioni ha rassicurato che i “gioielli di famiglia non verranno toccati”.
Si procederà con le dismissioni immobiliari che potrebbero valere, secondo la Lega, l’1 per cento del Pil.
La notizia delle privatizzazioni – annunciate e non meglio specificate – è stata occasione ghiotta per le opposizioni, che stigmatizzano la scelta del governo, ricordando che anche gli esecutivi precedenti promettevano di fare cassa svendendo i patrimoni pubblici senza poi ricavare neanche un euro.
Adolfo Spezzaferro

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