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Roma, 14 mar – Il National Geographic pubblicherà ad aprile un numero monotematico dal titolo The Race Issue (sul tema della razza, quindi) e mostrerà in copertina le due gemelle inglesi Marcia e Millie Biggs, una delle quali è nata nera, e l’altra bianca. In tutta la pubblicazione si cercherà di dimostrare che il concetto di razza è un costrutto sociale e non biologico.
Come sempre più frequentemente accade nel mondo dei media, anche Susan Goldberg, caporedattrice della rinomata rivista, ha sentito il bisogno di genuflettersi e chiedere scusa a nome della pubblicazione per avere descritto il mondo, per generazioni, «attraverso un filtro razzista, con fotografie di donne africane a seno nudo, con ritratti di capitribù rappresentati come selvaggi, rozzi, ingenui».  Sarebbe da chiedere alla Goldberg in quale altro modo si sarebbero dovuti immortalare individui che normalmente si aggirano per la savana seminudi e che non conducono certo uno stile di vita da lord scozzese; che sono soggetto di interesse e studio proprio in quanto primitivi e poco evoluti; e in quale modo questo risulterebbe offensivo, dal momento che non sarebbero mostrate altro che le loro usanze e tradizioni.
Nel numero di aprile la Goldberg, che si identifica come «la prima caporedattrice donna e di origini ebree della pubblicazione», scrive un editoriale dal titolo Per decadi, i nostri reportage sono stati razzisti. Dobbiamo ammettere questo fatto per riscattarci dal nostro passato.  Queste dichiarazioni vengono supportate dallo studio del prof. Jason Mason dell’Università della Virginia, docente di storia africana, che, dopo aver minuziosamente esaminato decine di numeri della rivista, ha dichiarato di avere scorto «uno schema intenzionale» nell’esibizione di razzismo della pubblicazione: «Le persone di colore sono spesso vestite succintamente e non vengono mai rappresentate in città o circondate da elementi tecnologici» (i rinomati elementi tecnologici riscontrabili nelle foreste del Borneo, ad esempio). Ma qui arriva la gemma: «I ragazzi teenager bianchi hanno sempre potuto contare sulla presenza, in ogni numero di Nat Geo, di qualche paio di seni di pelle scura da ammirare, e penso che gli editori sapessero bene che questo fosse uno degli elementi di appeal della rivista». Tra uno «schema intenzionale» e l’altro, quindi, il prof. Mason trova anche modo di incolpare i giovani virgulti dell’America bianca (colpevole e problematica a prescindere) di praticare la masturbazione ai danni delle razze oppresse: onanismo colonialista?
«Il nostro modo di scusarci per gli errori commessi consiste nel cercare di integrare i media della rivista assumendo più giornalisti e fotografi appartenenti a minoranze etniche», sostiene la Goldberg, aggiungendo che «abbiamo assoluto bisogno di fotografi afroamericani e nativo-americani che saranno in grado di catturare un verità differente e raccontarci una narrativa più accurata». «I servizi giornalistici riportavano una realtà adulterata perché raccontata dal solo punto di vista dell’élite bianca», la stessa élite di cui guarda caso fa parte la Goldberg, che, a quanto ci risulta, in data attuale è ancora saldamente al comando della rivista.
Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. E i bianchi con tutte le riviste cui possono accedere per passare cinque minuti di relax, proprio National Geographic dovevano comprare?
    Il fatidico connubio tra cultura ed eros!
    Ma per piacere..
    Piuttosto sarebbe da sottolineare la provenienza etnica dell’attuale caporedattrice. Guarda caso particolarmente sensibile a certi discorsi. E artatamente aliena da certi pregiudizi suprematisti..
    La verità è che National Geographic è da sempre uno dei tanti grimaldelli del colonialismo a stelle e strisce. E si adatta alla narrativa imperante.

  2. Pure ng nella infinita pantomima del politicamente corretto………ipocriti, stupidi e razzisti contro la razza bianca, le razze esistono,gli idioti di ng possono scrivere tutte le cazzate che vogliono, le razze sarebbero un fattore di positiva diversità , la chimica e la biologia non l’hanno inventata i pennivendoli di ng né i loro presunti esperti che fanno i copia e incolla da wikipedia. Gente da curare presto e intensamente.

  3. Quando proprio il lavorp scarseggia… diciamo che dopo aver sviscerato tutti gli argomenti del mondo, non è rimasto che scrivere caz…te

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