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Roma, 5 mag – Quanta sofferenza devono provare da ieri i rappresentanti delle nostre istituzioni, alla vista dell’indegno spettacolo degli italiani felici per aver ritrovato un’unghia di libertà. Li fa sentire proprio male il pensiero di tutti quei cittadini per le strade e nei parchi, a soddisfare quei terribili bisogni primari forieri del rischio di contagio. Non sopportano proprio di non averli più in pugno, al sicuro, al riparo dal virus e da quella contagiosa, pericolosa voglia di ripartire e riprendere in mano le proprie vite.



E allora ecco che parte l’ottovolante del bipolarismo istituzionale: da padri accondiscendenti che ci fanno «pat pat» sulla testa e ci tengono al sicuro «per il nostro bene» mentre il resto dell’Europa riparte di gran carriera, «concedendoci» qualche surrogato micragnoso di libertà, a minacciosi aguzzini che promettono purghe e di farci richiudere in casa se ci «pizzicano» a far risalire la curva.

Lo ha fatto capire benissimo ieri l’impresentabile Ricciardi addirittura invocando la «rivoluzione culturale» che si incisti direttamente nei cervelli degli italiani: e lo ha ribadito Cont,e a cui stamattina fa eco un preoccupatissimo Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’istituto superiore di Sanità. Rezza stamattina riferisce le sue preoccupazioni al Messaggero, esortando alla cautela: «C’è un effetto di mobilità della popolazione che un minimo di rischio lo comporta. Fino ad oggi abbiamo vissuto in una campana di vetro, la trasmissione del virus era solo intra familiare o in strutture come le Rsa». Non si dà pace per quel fastidioso «effetto di mobilità» delle persone che tornano alle loro vite di sempre. Se solo si riuscisse a trovare un modo di tenere tutti in casa senza far crollare del tutto l’economia…

«E poi mi spaventa l’effetto euforia». Capito? Italiani, non dovete essere euforici: dovete avere paura. E sia chiaro: le istituzioni e il governo non vi ritengono in grado di rispettare le misure di sicurezza. Siete troppo instupiditi dall’euforia di cui sopra: «Qual è la percezione della gente? È disposta a mantenere comportamenti sicuri, dal distanziamento al lavaggio frequente delle mani fino ad indossare le mascherine? Se invece le persone pensano ‘vabbè, abbiamo scampato il pericolo’ allora è un problema».

E lo ribadisce sottolineando che «Il pericolo non è scampato, il virus è sempre in agguato. Bisogna essere prudenti e graduali nella ripresa». Con una raccomandazione sull’uso «dei mezzi pubblici: chi può, prosegua con il telelavoro, è assolutamente produttivo». Chi non può, lavorare da casa, si mette una mascherina – se la trova ad un prezzo umano – salga sul bus avendo cura di essersi affidato al buon Gesù. Ah no: le chiese sono ancora chiuse.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. sarà un caso,ma noto che spesso questi “salutisti” portano i loro anni veramente malissimo;

    65 anni non sono pochi,non bisogna assomigliare necessariamente a George Clooney, ma nemmeno a Montgomery dei Simpson…

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