Roma, 15 nov – Alcuni studenti non si arrendono. Al globalismo, al politicamente corretto, ma soprattutto al diktat di Lorenzo Fioramonti, che vuole imporre lo studio obbligatorio dei cambiamenti climatici nelle scuole. Contro il ministro dell’Istruzione che fa dell’anti-italianità la sua cifra politica ed esistenziale, il Blocco Studentesco ha tappezzato di striscioni decine di città italiane. “Fioramonti ministro della distruzione!”, questo il testo della campagna lanciata dagli studenti, che vedono nell’imposizione del “gretismo” nei nostri istituti un’operazione ideologica che poco ha a che vedere con la didattica. “Programmi quelli sui cambiamenti climatici”, spiega la nota del Blocco Studentesco, “in odore di fake news, che saranno sicuramente infarciti di nozioni vaghe, poche soluzioni e tanto buonismo ‘gretino’”.

L’impostazione sbagliata del “Fridays for future”

Nella nota del movimento studentesco di CasaPound non mancano i passaggi ironici. “Questa brillante proposta”, si legge nel comunicato, “giunge dalla stessa mente che ha pensato e poi abortito la tassa sulle merendine. Parliamo del neo-ministro dell’istruzione, il grillino Lorenzo Fioramonti, colui che si è ritagliato un curriculum di tutto rispetto nel campo dell’anti-italianità: stiamo parlando di un soggetto in prima linea sul campo del globalismo”. Il Blocco Studentesco non condivide l’impostazione della battaglia per il clima del Fridays for future: “Non saranno le multinazionali a ‘salvare il pianeta’, non saranno le spa e nemmeno le banche. L’unica soluzione è quella di un cambio netto di paradigma: come si può pensare che una società consumista possa imporre una svolta reale alle questioni gravose come lo spreco, lo spopolamento delle aree rurali, l’inquinamento delle acque, lo sfruttamento intensivo delle risorse e l’urbanizzazione selvaggia? Perché sono questi i problemi veri, non il più ben noto e vago ‘cambiamento climatico’”.

I nemici della natura sono gli stessi dei popoli

Il Blocco Studentesco non si limita ad una protesta sterile o fine a se stessa, ma prova a lanciare una proposta, a farsi portavoce di un approccio totalmente diverso alla questione ambientale: “Imporre programmi del genere significa sviare volontariamente le future generazioni dalle cause dei problemi che li perseguiteranno per tutta la vita: vuol dire abituarli al fatalismo, all’instabilità e al precariato. Siamo consapevoli che i nemici della natura sono gli stessi nemici dei popoli, delle identità e delle tradizioni. I giovani devono essere educati ai sentieri di montagna e dei boschi, della campagna e dei mari. Per rispettare l’ambiente lo si deve conoscere profondamente ed amare. ‘Nessun uomo su questa terra vive di banche e industria’ diceva qualcuno: noi non vivremo per vedere l’Italia trasformata in un deserto”. 

Davide Romano

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