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Roma, 16 gen – Non si ferma il fuggi fuggi dal Movimento 5 Stelle. Dopo l’abbandono dell’ex ministro Fioramonti e l’espulsione eccellente di Paragone e le ultime fuoriuscite, in ordine di tempo, di De Toma e Silvestri, un altro senatore ha lasciato i pentastellati. Si tratta di Luigi Di Marzio, che in Aula ha annunciato di aver deciso di lasciare il Movimento guidato da Luigi di Maio per aderire al Gruppo Misto. “Di fronte a un’epurazione di fatto, di cui non posso che prendere atto e ancorché con il rammarico di separarmi da colleghi integerrimi, per fugare qualsiasi dubbio in merito, formalizzo la mia decisione di aderire al gruppo Misto”, ha detto Di Marzio.

L’accusa: “Sono stato tacciato di essere eretico e traditore”

Il senatore ha denunciato di essere stato tacciato di “eretico ovvero, meno eufemisticamente, traditore“, per aver firmato la richiesta di referendum sul taglio dei parlamentari. Di Marzio aveva premesso di aver votato quel provvedimento, pur condividendo le perplessità di studiosi e le critiche sui risparmi effettivi del taglio. Ecco perché poi si è deciso a “mettere anche la mia firma sulla richiesta di referendum confermativo e dunque indipendentemente dall’esito della consultazione, la convinzione di dover sottoporre la decisione al vaglio del popolo sovrano, essendo per formazione, purtroppo, incapace – a differenza di molti – di reputarmi depositario di verità indubitabili. Sorprendentemente questo gesto improntato al più rigoroso rispetto per la democrazia si è trasformato in motivo di stigma“, ha fatto presente in merito alle accuse ricevute sui social dalla base grillina. Quel che è altrettanto grave, ha chiarito Di Marzio, è che “verso simili censure, nessuna presa di posizione ufficiale c’è stata in difesa di un essenziale principio democratico, lasciando così che venissi additato come eretico ovvero, meno eufemisticamente, traditore”.

Restituzioni: “Accusato ingiustamente di non aver fatto versamenti da un anno”

Infine, in merito alle restituzioni di parte degli stipendi al M5S, Di Marzio ha chiarito: “Del tutto casualmente nelle ultime settimane hanno visto anche me infondatamente additato, e contrariamente al vero, di non aver fatto alcun versamento da oltre un anno“.

L’emorragia di parlamentari potrebbe proseguire

L’addio di Di Marzio potrebbe non essere l’ultimo in casa 5 Stelle, soprattutto se contiamo anche i deputati. Al Senato il gruppo M5S ha già perso una decina di unità in questa legislatura e anche altri, secondo Repubblica, potrebbero lasciare a breve. Infatti, “da quando l’ex capogruppo Stefano Patuanelli è diventato ministro è scattato una sorta di ‘rompete le righe’ che nessuno è stato finora in grado di arginare”, scrive il quotidiano. In ogni caso, al Senato la maggioranza necessaria, fissata a quota 161, non sarebbe a rischio: sono 166 attualmente i voti del governo giallofucsia, a cui vanno aggiunti i voti di quattro senatori a vita.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. Se non sanno nemmeno fidelizzare i loro candidati, cosa possono realizzare del loro programma???
    Fanno finta di ignorare la malvagità degli umani ed insistono con la legge elettorale proporzionale, proprio come tutti coloro che non vogliono prendersi la responsabilità di guidare la nazione per 5 anni ed essere poi giudicati sui risultati ottenuti