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Roma, 15 dic – La politica è visione, coraggio, capacità di innovare: per questo il centrodestra nel Lazio è pronto a candidare Gasparri. Dopo l’apertura su un possibile Gentiloni bis, l’ottantunenne Silvio Berlusconi lancia alla Pisana uno dei nomi più antichi (e bolliti) della politica italiana. Presente in Parlamento e Senato da 25 anni, sette legislature sul groppone, una non esaltante parentesi da ministro delle Telecomunicazioni, Maurizio Gasparri è uno dei simboli delle occasioni sprecate da quella generazione formatasi in gioventù nell’Msi e divenuta destra di governo. Attenzione, qui nessuno è malato di nuovismo a tutti i costi, né di esaltazione dei giovani o dell’inesperienza a priori. Qui la questione non interessa solo la figura logora di Gasparri, è tutto il valzer delle segreterie di partito e delle spartizioni in atto tra vecchi “volponi” del centrodestra a puzzare di stantio. 

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Partiamo da lontano. Nella coalizione di centrodestra Berlusconi ha già dovuto “abbozzare” in due occasioni negli ultimi mesi: in Sicilia e ad Ostia. Nel primo caso il lavoro di Storace e soprattutto della Meloni ha portato Berlusconi e Miccichè ad appoggiare Nello Musumeci a scapito del candidato gradito a Forza Italia, il prof. Gaetano Armao. Sul litorale romano invece la leader di Fdi si è imposta con i caporioni locali di Fi come Davide Bordoni, riuscendo ad ottenere la candidatura di Monica Picca. Considerando anche la necessità di Forza Italia di alleggerire la pressione del Carroccio nei collegi uninominali del nord Italia, ipotizzare un Berlusconi che cede sulla presidenza della Regione Lazio diventa quasi fantapolitica. 

Black Brain

Come va letta allora la candidatura di Pirozzi alla presidenza della Regione Lazio? Probabilmente l’ipotesi che il sindaco di Amatrice si ritiri, che sta circolando in queste ore, era già stata messa in conto da tempo. Il regista di questa operazione è Storace, grande sponsor di Pirozzi fin da subito, con i suoi endorsement diretti e indiretti (attraverso il suo quotidiano Il Giornale d’Italia). L’obiettivo dell’ex ministro della Sanità era probabilmente quello di alzare la posta all’interno del centrodestra (e scavalcare Fratelli d’Italia ai quali in un primo momento Pirozzi sembrava legato), facendo circolare il nome del sindaco di Amatrice. Dunque il ritiro di Pirozzi non è “gratuito”. Con l’accordo raggiunto con Matteo Salvini, che sosterranno soprattutto nel centro sud, Alemanno e Storace puntano a garantire un posto a Camera o Senato al sindaco di Amatrice, oltre ad altre poltrone per loro o per il loro entourage.

Insomma le logiche di spartizione della “vecchia politica” sono il pane quotidiano del centrodestra non solo sul piano nazionale, ma anche su quello regionale in questo caso del Lazio. Ora bisognerà vedere se il nome di Gasparri è reale o è solo fumo negli occhi; lui giustamente nicchia e alle domande se sarà lui il candidato in Regione per il centrodestra dice “nì”, aspettando in caso di essere investito ufficialmente dai leader della coalizione e non rischiare di fare la fine di Berolaso, che fu scaricato all’improvviso nella corsa alle comunali di Roma dell’anno scorso. Certo gli altri nomi papabili circolati per ora negli ambienti vicino a Forza Italia non è che siano esaltanti, tra il plenipotenziario di Fi nel basso Lazio Claudio Fazzone, l’ex presidente di Poste Italiane Luisa Todini e il senatore Francesco Giro.

Chi sembra poco interessata a quello che accade nel centrodestra è CasaPound, che da mesi prosegue per la propria strada con il suo candidato Mauro Antonini. La tartaruga ha già più volte sorpreso per i risultati elettorali inaspettati, l’ultimo su tutti il 9% di Ostia. Chissà che gli elettori stanchi della vecchia politica e di nomi “fritti” stile Gasparri, non possano premiarla anche stavolta.

Davide Romano

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