Roma, 30 apr – Mentre Di Maio, subito dopo la debacle pentastellata in Friuli, chiede a Salvini di tornare alle urne a giugno, il Pd (o quel che ne resta) si spacca. Dopo la presa di posizione di Matteo Renzi ieri sera a “Che tempo che fa”, parole che hanno fatto naufragare l’eventuale governo Pd-M5S, il segretario reggente del Partito Democratico, Maurizio Martina, ha accusato direttamente l’ex premier. “Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave – ha detto Martina riferendosi chiaramente alle dichiarazioni di Renzi – nel metodo e nel merito. Così un partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società”.

Martina ha poi aggiunto che “servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema”. “In queste ore – ha poi specificato il segretario reggente del pd – stiamo vivendo una situazione politica generale di estrema delicatezza. Per il rispetto che ho della comunità del Partito Democratico porterò il mio punto di vista alla Direzione Nazionale di giovedì che evidentemente ha già un altro ordine del giorno rispetto alle ragioni della sua convocazione”.


Anche il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha criticato duramente via Twitter le parole di Renzi: “E’ arrivato nel Pd il tempo di fare chiarezza – ha cinguettato Franceschini – Dalle sue dimissioni Renzi si è trasformato in un Signornò, disertando ogni discussione collegiale e smontando quello che il suo partito stava cercando di costruire. Un vero leader rispetta una comunità anche quando non la guida più”. All’interno del Partito Democratico si è aperta insomma una guerra destinata a lasciare strascichi già dalle prossime ore, con Renzi apparentemente sempre più isolato.

Alessandro Della Guglia

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