Roma, 2 ago – La Corte Ue contro il controllo dei confini. Al di là dei giri di parole, questo dicono le ultime specifiche riportate dai media – Tgcom24 incluso – sulla causa intentata da Sea Watch all’Italia.

Corte Ue contro il controllo dei confini: “Per il fermo servono prove”

La Corte di giustizia Ue contro i confini e pro Ong, le quali possono essere controllate ma solo con le “prove”. Le “prove” che vengono argomentate rispondendo alle questioni pregiudiziali esibite dal Tar della Siclia, nella causa che Sea Watch ha intentato contro l’Italia. Le “navi umanitarie” possono essere sottoposte a uno stop, ma i “provvedimenti di fermo possono essere adottati soltanto in caso di evidente pericolo per la sicurezza, la salute o l’ambiente, il che deve essere dimostrato”. Insomma, per controllare i propri confini, lo Stato deve mostrare di averne diritto. Ed è un diritto molto specifico, dal momento che richiede stati eccezionali per essere – forse – rivendicato.

I fatti del 2020: cosa dicono i giudici europei

Si parla di ciò che è avvenuto nel 2020, quando Sea Watch 3 e 4 hanno fatto sbarcare clandestini a Palermo e a Porto Empedocle. Le due navi furono ispezionate con la motivazione secondo cui non fossero certificare per l’attività di ricerca e soccorso, imbarcando un numero di persone ben superiore a quello che poteva essere autorizzato. La Corte Ue ribadendo in pratica la sua ostilità al controllo dei confini ribadisce “l’obbligo fondamentale di prestare soccorso in mare alle persone in difficoltà”. Come se questo c’entrasse qualcosa con la questione in oggetto, che non è – ovviamente – il soccorso, ma il trasporto unidirezionale o quasi verso l’Italia, a quanto pare a qualsiasi costo. E l’Italia stessa può – bontà loro – ispezionare, ma solo a condizioni precisissime, perché ci mancherebbe altro, non gli si potrebbe mai concedere il monopolio del controllo del proprio territorio (anche e soprattutto marittimo nella fattispecie).

Lo Stato non conta più nulla

Questa è una delle verità terrificanti che gli ultimi anni ci hanno rivelato. Una verità di cui ci eravamo già resi conto ai tristi tempi di Carola Rackete, che entra nei porti, forza blocchi e sperona imbarcazioni della Guardia di Finanza come se niente fosse, e non contenta la passa pure liscia. Una verità che ci è stata sbattuta in faccia soltanto ieri, con lo sbarco a Salerno di quasi 400 clandestini, in barba a qualsiasi regola di quarantena nonostante la presenza di molti soggetti positivi al virus a bordo della Ong che li ha fatti scendere sul suolo italiano. Una verità espressa anche dal fatto che parte dello Stato – magistratura in primis – ha esplicitamente dichiarato il suo favore a questa impotenza, mandando a processo chi ha almeno provato a ridurre questo processo distruttivo, contrario a qualsiasi valore civico, umano e sociale. Per i cittadini italiani esattamente come per i sedicenti “profughi”.

Stelio Fergola

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