Roma, 28 nov – Vincenzo Montella paga con l’esonero non solo la mancanza di risultati, ma anche la paura di veder sconfessata, da parte della proprietà cinese, la rivoluzione estiva sul mercato che stava incominciando ad impadronirsi del duo Fassone-Mirabelli. Tanti acquisti, mercato champagne e poi un andamento lento. Troppo lento. Di questo stava incominciando a chiedere conto mister Li, già alle prese con qualche mistero di troppo e i dubbi dell’Uefa sul suo progetto. Quindi, dopo la qualificazione in Europa League, il pari col Torino, l’ennesima ripartenza rinviata e la decisione di far pagare tutto a Montella per dimostrare comunque che gli acquisti estivi erano scelte giuste e che, se non stavano rendendo, la colpa era solo di un tecnico al quale avevano dato fiducia a fine stagione rinnovandogli il contratto fino al 2019 a 3 milioni e mezzo a campionato.

Adesso c’è Gattuso. Mediaticamente, dal punto di vista della scossa e della personalità, non sembrerebbe una scelta sbagliata. Gattuso è calabrese, uomo di Mirabelli e specchio riflettente del “milanismo” duro e puro per il popolo rossonero. Di più: la soluzione è fatta in casa, pronta all’uso, a costo zero e da portare solo fino a fine stagione per poi provare a prendere il Grande Condottiero alla Antonio Conte o chi per lui. Sempre se sarà possibile, se il Progetto Milan, Uefa permettendo, sarà ancora appetibile e cavalcabile dal punto di vista finanziario e sportivo. Ma sul Gattuso allenatore, tra gli addetti ai lavori ci sono parecchi dubbi: tanta grinta, sì, ma poca ricchezza per il momento nel gioco e nelle soluzioni. Fin qui, Rino ha avuto esperienze piuttosto negative sulle panchine dov’è stato. A Palermo giocava con il 4-2-3-1, tanto per cominciare a capirlo. Adesso è probabile che in ossequio alla società provi a rilanciare da subito i nuovi che con Montella non hanno mai avuto questo grande spazio, come Chalanoglu, in primis, e poi Andrea Silva. Ma Cutrone, per caratteristiche e “fame”, in avanti sembra proprio essere l’uomo di Gattuso.

E attenzione che, nei fatti, dopo Montella, il secondo a pagare potrebbe essere proprio l’uomo voluto fortemente dall’ex allenatore: Kalinic, contestato e in polemica con i tifosi nel post Milan -Torino. A gennaio l’attaccante è potenzialmente sul mercato, salvo mutamenti improbabili. Adesso, nei numeri, per Gattuso non dovrebbe essere così arduo fare meglio di un Montella, ultimamente apparso nervoso, estraniato, quasi fuori contesto nel corso della Recita degli ultimi tempi quando i dirigenti gli recapitavano quella fiducia che sapeva troppo di plastica per essere genuina. Il Milan di Montella ha sempre perso con le grandi: Napoli, Juve, Inter, Roma poi Lazio e Sampdoria. A San Siro non vince dallo scorso 20 settembre con la Spal. La prossima, la prima di Gattuso è a Benevento: zero punti in classifica in 14 gare. Concederne anche solo uno, sarebbe una ripartenza poco alla Ringhio.

Paolo Bargiggia

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