Milano, 21 nov – Niente più Nord, niente più verde. Da oggi il partito più longevo del Parlamento, costituito come Lega Nord nel 1989, lascia spazio alla Lega Salvini premier. La nuova entità politica si configurerà come una federazione di partiti regionali. Le 20 segreterie, con indicazioni territoriali come “Lega Puglia Salvini premier” e “Lega Lombardia Salvini premier”, saranno autonome da un punto di vista finanziario. Ognuna avrà un suo conto corrente e un suo statuto. L’autonomia finanziaria dei vari partiti regionali servirà a non gravare, in caso di problemi di natura economica, sulla segreteria nazionale di Salvini. Al centro del congresso di oggi 21 dicembre, come si fa per le aziende e per le banche, la vecchia Lega Nord diventerà a tutti gli effetti una bad company, con a carico i famigerati 49 milioni di euro dell’era bossiana rateizzati in rate da circa 600 mila euro da restituire in 75 anni. La Lega Salvini premier quindi sarà liberata dall’ingombrante fardello dell’inchiesta giudiziaria sui rimborsi elettorali.



La trasformazione salviniana

Con un processo graduale – sono passati sei anni da quando Salvini ha preso in mano il partito – la creatura nata dalla geniale intuizione di Umberto Bossi dopo 30 anni va in soffitta. Ma i nostalgici bossiani come lo stesso fondatore potranno restare nella Lega Nord, che non sarà dissolta. Infatti ci sarà la possibilità di avere entrambe le tessere. Va da sé però che tutti guarderanno al partito più votato d’Italia, quello di Salvini. Adesso, nella Lega blu sovranista, la durata del mandato del segretario sarà allungata da tre a cinque anni. E per sciogliere la Lega Nord basterà la maggioranza assoluta del consiglio federale, mentre con il vecchio statuto servivano i quattro quinti dei consiglieri. Queste misure sono lo step necessario per arrivare al vero congresso, quello del 2020, in cui si voterà lo statuto della nuova Lega.

Bossi presidente federale a vita

E Bossi? Resterà “presidente federale a vita e garante dell’unità della Lega Nord”, ma i suoi poteri saranno drasticamente ridotti. A differenza dello statuto precedente, quello del 2015, Bossi non potrà mai più subentrare al segretario di via Bellerio. In nessun caso. Via per sempre anche ogni istanza secessionista: la Lega ora è nazionale (e infatti prende voti anche al Sud). E’ stato quindi rimosso il passaggio in cui si affidava a Bossi il compito di “promuovere, con ogni idoneo mezzo, l’identità padana”.

Un congresso e uno statuto blindati

I 500 delegati invitati al congresso non potranno intervenire nel percorso di modifica dello statuto che si vota oggi. Il regolamento del congresso, scritto da Roberto Calderoli, prevede che le proposte di modifica del nuovo statuto “siano firmate da almeno 150 delegati” e consegnate “entro giovedì 19 dicembre”. Un congresso e uno statuto di fatto blindati.

Insomma, addio al sole delle Alpi, al Carroccio e soprattutto l’indipendenza della Padania. Risparmiato solo il guerriero simbolo delle lotte che furono, Alberto da Giussano. Adesso però la bandiera della Lega è il Tricolore.

Adolfo Spezzaferro

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