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Roma, 21 dic – Ci sono stati molti esempi di personaggi che, per onorare la divisa, hanno voluto a tutti i costi partecipare a quanti più conflitti potevano. Non era di certo per una questione di “altezzosità” o di mero spregio della paura, questo no. Il loro era un sentimento di rispetto del dovere non indifferente, un legame alla Patria ed alla propria gente che per noi comuni mortali è impossibile quasi da concepire. Ed è per questo motivo che questi personaggi sono e saranno per sempre immortali. Uno di loro era Giacomo Comincioli.

L’antifascista pentito

Nato a Cevo, nel bresciano, Giacomo Comincioli si distinse per il proprio coraggio fin dalle prime battaglie della prima guerra mondiale. Arruolatosi volontario il giorno di Natale del 1916, venne ammesso all’interno del corpo degli Alpini. Entrò in servizio l’anno successivo e si distinse in varie occasioni. La prima, sul Monte Zigolon, Comincioli “con slancio meraviglioso, nonostante la difesa nemica e le aspre difficoltà del terreno, attaccava e per primo conquistava una fortissima posizione avversaria”. In un secondo momento, durante alcuni scontri sul Monte Stabel, “ricevuto l’ordine di ripiegare dopo essere stato per ben 16 ore aggrappato alle rocce a pochi metri dal nemico, si ritirava per ultimo dopo essersi assicurato che le salme dei caduti ed i feriti erano stati ricuperati dalla pietà dei compagni”. Alla fine ottenne una terza medaglia al valore ancora una volta sul Monte Stabel, al comando di un gruppo di Arditi.

Terminato il conflitto, Giacomo Comincioli aderì ai movimenti degli ex combattenti in quanto la situazione della sua Cevo versava in povertà assolutà. Non solo il paese ma anche tutto il bresciano viveva un periodo di crisi nera. Per questo motivo si unì, inizialmente, ai movimenti clandestini antifascisti che, in quegli anni, imperversavano negli scontri tra rossi e neri. Terminate le ostilità in questa primissima guerra civile italiana, iniziò ad apprezzare il nazionalismo del Partito Fascista a tal punto che, nel 1926, vi aderì stabilmente.

Il centurione della Milizia

Allo scoppio della Guerra d’Etiopia, Giacomo Comincioli, già membro della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, decise di servire ancora la nazione proprio in ordine di quel sentimento nazionalista che, 10 anni prima, l’aveva portato ad iscriversi al Pnf. Promosso a Centurione, ad Uork Amba condusse i suoi compagni ad un vittorioso attacco contro le truppe indigene. Si può leggere sulla medaglia di bronzo al valor militare conferitagli: “Successivamente guidò con perizia una squadra contro un piccolo posto avversario. Colpito da una pallottola nemica restò sul posto fino al termine del combattimento”.

Tornato in patria, ebbe poco tempo prima di essere nuovamente chiamato ad adempire al suo dovere. Nel 1940, infatti, l’Italia entrò in guerra e, nei primi mesi del 1941, vi fu il primo attacco ad est dell’esercito italiano. Sul confine greco-albanese, i partigiani ellenici continuavano a bloccare l’avanzata italiana. Fu per merito di Comincioli e del suo genio militare se, quell’11 febbraio 1941, la 15° Legione d’Assalto “Leonessa” riuscì a sconfiggere i nemici ed, anzi, riuscì a fare molti prigionieri.

L’avventura di Giacomo Comincioli terminerà nell’estremo oriente europeo, sul fiume Don. In forza all’Armir, infatti, perirà dopo 4 ore di strenuo combattimento il 15 dicembre 1942. In suo onore, gli venne conferita la medaglia d’argento al valor militare: “Comandante di Battaglione, ricevuto l’ordine di contrattaccare una posizione aspramente contesa, nonostante la violenta reazione, si poneva alla testa del suo reparto e con magnifico slancio respingeva le soverchianti forze nemiche. Ferito gravemente, conscio della propria fine, incitava i suoi uomini alla lotta e cadeva da valoroso”.

Tommaso Lunardi

4 Commenti

  1. Ma quali partigiani ellenici! Erano i regolari greci che ci stavano menando di brutto respingendoci in Albania. E sul Trebescines hanno vinto loro, non noi.

  2. Comincioli era stato squadrista, altro che antifascista. In tutte le sue foto si vede il nastrino rosso da squadrista…ma perché scrivere certe stupidate?

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