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L’insostenibile banalità di Arisa

by La Redazione
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arisaRoma, 23 feb – Era la vincitrice annunciata. Rosalba Pippa (vabbé…) in arte Arisa, ha trionfato nella 64esima edizione del Festival di Sanremo e non poteva essere altrimenti. Possiamo chiamarlo, in qualche modo, un premio alla banalità. E, su questo terreno, Arisa è davvero la numero uno.

Banale è stato, sin dall’inizio, il suo presentarsi come una nerd, con occhiali troppo spessi e tono fintamente goffo, calcolata aria di disagio, oggi maldestramente sublimata in una improbabile immagine da vamp. Il volto contratto in una smorfia perenne, nel suo colpevolizzare la bellezza sembrava volerti dare lezioni prima ancora di aprire bocca.

Banale e anche un po’ meschino è stato, dietro quest’aria di diversità ostentata, mostrarsi come la solita vip capricciosa e spocchiosa. Tant’è che fu cacciata da X Factor per i suoi ingiustificati comportamenti da diva, con interviste affrontate malvolentieri, rispondendo a stento alle domande, lamentandosi continuamente, chiedendo sale insonorizzate, esigendo spremute con toni feudali.

Banale è stata la sua sortita di rito nell’antiberlusconismo d’accatto, come quando a “Un giorno da pecora” commentò l’allora prevista uscita di scena di Berlusconi con un “Chi se ne frega di come se andrà, l’importante è che se ne vada”.

Banali e particolarmente opportunistiche sono state le sue uscite sull’omosessualità, che non scandalizzano più nessuno e sono di un conformismo da far spavento. A Vanity Fair raccontò:

“Quando la cliente di un bar dove ero cameriera – gelosa delle mie attenzioni per un ragazzo – mi chiese se ero etero, risposi: ‘Fino a mo’, sì’. Ne ho parlato nelle interviste e mi hanno etichettata come bisessuale. Ma lo siamo tutti, bisessuali, perché per fortuna ci si innamora delle persone, non degli organi genitali”.

Qualcuno ha ancora dei dubbi sul fatto che fosse la vincitrice ideale per Sanremo?

Giorgio Nigra

 

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