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Roma, 19 gen – L’immigrazione è bellissima. Parola dell’Onu. Nel rapporto “Making migration work for all”, presentato nei giorni scorsi dal segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, l’ideologia immigrazionista fa un ulteriore passo avanti: non si tratta più di accogliere chi fugge dalle guerre, ma di spalancare le porte a una invasione che, ci assicurano le Nazioni unite, è piena di vantaggi per tutti.
L’Onu calcola che il numero totale di migranti internazionali sia cresciuto, a partire dal 2000, del 49%. I migranti, oggi, sono passati da 2,8 al 3,4% della popolazione mondiale. Al 4 dicembre 2017, nel corso dell’anno sono morti 5.136 migranti, mentre dal 2014 le vittime in tutto il mondo sono 22.432. Certo, “c’è la tentazione di creare una divisione binaria tra migranti regolari e irregolari”, ma, spiega il rapporto, queste categorie non funzionano, bisogna aggiornarsi. Tutti devono essere i benvenuti.
“La migrazione – si legge nel documento – è un motore di crescita economica, innovazione e sviluppo sostenibile. Permette ogni anno a milioni di persone di cercare nuove opportunità, creando e rafforzando i legami tra paesi e società”. Ecco, quindi, quello che dobbiamo garantire: la ricerca di nuove opportunità ai lavoratori del terzo mondo. Che l’immigrazione sia un affare per tutti, Guterres lo ribadisce più volte. “I migranti – spiega – danno un contributo positivo sia ai paesi ospitanti che a quelli di origine. Dal punto di vista finanziario, i migranti, compresi i migranti irregolari, contribuiscono pagando le tasse e immettendo circa l’85% dei loro guadagni nelle economie delle società ospitanti. Il restante 15% viene rispedito alle comunità di origine tramite le rimesse. Nel 2017, circa 596 miliardi di dollari sono stati trasferiti in rimesse a livello globale”.
Il capo dell’Onu ha addirittura parlato di “autolesionismo economico” da parte delle “autorità che creano ostacoli alla migrazione, pongono severe restrizioni alle opportunità di lavoro dei migranti o peggio ancora, incoraggiano involontariamente la migrazione illegale”. Inoltre, “studi empirici hanno stabilito che i migranti spesso prendono posti di lavoro che i locali non desiderano occupare, e quindi stimolano l’attività economica”. Pompare esseri umani dai Paesi poveri per avere manodopera a basso costo: e fortuna che loro sono i buoni.
Certo, il rapporto ammette che “quando un gran numero di migranti entra rapidamente nel mercato del lavoro, può avere un impatto destabilizzante a breve termine su posti di lavoro e salari”, ma non c’è da preoccuparsi, perché “la presenza di migranti non ha un effetto negativo a lungo termine sugli stipendi di altri lavoratori nei paesi di accoglienza”. E pazienza se, come diceva Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti. Non manca, poi, la solita tirata antirazzista. L’Onu invita quindi a “evitare un linguaggio disumanizzante” e lancia l’allarme: “Dobbiamo tristemente riconoscere che le narrazioni politiche xenofobe su la migrazione sono oggi troppo diffuse. Non dobbiamo permettere a tutto ciò di distorcere la nostra agenda”. In un passaggio si cerca, certamente, di prendere in considerazione i legittimi timori delle popolazioni che si vedono invase, ma, beninteso, solo per ribadire che queste paure sono errate e ingiustificate. Tranquilli, lo dice l’Onu.
Adriano Scianca

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6 Commenti

  1. ……a dire tali bestemmie non poteva che essere un..
    ……..”è stato Primo ministro del Portogallo dal 28 ottobre 1995 al 6 aprile 2002
    Fa parte del Partito Socialista e, dopo l’incarico di governo del suo paese, è stato presidente dell’Internazionale Socialista. Dal giugno 2005 fino al 2015 è stato a capo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
    ( da wiki )

  2. Quando ci avranno tutti uccisi e dopo essersi spartiti anche la nostra carcassa all’onu si accorgeranno quanto bello sia vivere nelle caverne e tornare all’età della pietra……..o al massimo chiederanno a qualche spaccino africano- magrebino di riaccendere la luce del progresso…….finiti gli accendini useranno il grasso di balena….e così via.

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