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Roma, 3 apr – Come se non bastassero già i problemi con Lega e M5S sul fronte del decreto per rimborsare i truffati dalle banche, per il ministro dell’Economia Giovanni Tria arriva un’altra tegola. Infatti spunta il nome del figlio, Stefano Paolo Tria, nel caso della nave Ong Mare Jonio. Nei giorni scorsi, nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina era finito il comandante dell’imbarcazione, Pietro Marrone. Poi era stata la volta del suo compagno (di comunismo) ed ex disobbediente, Luca Casarini. Ora si scopre che dal 2009 il figlio del ministro è corresponsabile del Raj, la barca a vela che accompagnava la Mare Jonio.

Come riporta La Verità, nella Capitaneria di Lampedusa lo skipper del Raj viene fermato e obbligato a “rispondere secondo verità in ordine ai fatti sui quali vengono richieste informazioni”, Così l’uomo spiega: “Siamo partiti il giorno 16 marzo ed eravamo dieci persone tutte imbarcate nel porto di Palermo”. Tra i nomi dei passeggeri ecco che spunta quello di “Stefano Paolo Tria, nato a Roma l’8 luglio 1980”, a bordo “in qualità di secondo skipper”.

La vicenda della Mare Jonio

Come è noto, poche settimane fa la Mare Jonio, della Ong italiana Mediterranea Saving Humans (vicina ai centri sociali), è intervenuta – contravvenendo agli ordini – a 42 miglia dalle coste libiche per soccorrere un barcone con a bordo 49 immigrati irregolari. In questa operazione la nave è seguita dalla barca a vela. Poi, col carico di clandestini, la Mare Jonio punta verso Lampedusa (altra violazione), mentre il Raj resta in mezzo al mare. “C’è stato maltempo e la reazione delle due barche è stata diversa, noi siamo rimasti indietro. Alcuni di noi hanno lasciato Raj e altri sono rimasti a bordo, non la si poteva lasciare in mezzo al mare…”, ha raccontato una testimone.

Ludovica Colli

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