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Roma, 3 apr – Seguendo la consueta narrazione di una sinistra sempre più scollata dalla realtà e sempre meno “presente” quando si tratta di interpretare le situazioni di disagio e malessere in cui versa il popolo italiano, i radical chic nostrani non sono stati minimamente capaci di decifrare il conflitto sociale e la rabbia dei cittadini di Torre Maura: esplosi contro l’arrivo di una settantina di Rom in un centro d’accoglienza del quartiere, la loro protesta è sfociata nell’incendio di cassonetti, negli slogan urlati in preda all’esasperazione e nella scena, contestatissima, del pane destinato ai rom calpestato e preso a calci. Al posto di analizzare il fenomeno, di capire cosa ha portato all’innesco di una bomba sociale di tale portata, da un capo all’altro dello Stivale i soloni della sinistra terminale stanno facendo la fila per puntare il dito, condannare, dileggiare, erogare la solita morale prêt-à-porter. 

Chi punta il dito

Primo fra tutti, Gad Lerner, che di primo mattino ha twittato «Chi ha calpestato il pane ieri notte a , per giunta gridando “ dovete morire di fame”, ha compiuto un gesto sacrilego che tormenta le coscienze di tutti noi». Ma la sua coscienza non era tormentata quando difendeva a spada tratta il dirottatore di bus Ousseynou Sy o l’assassino di Stefano Leo o quando normalizza i crimini commessi dagli immigrati insultandone le vittime. Gli fa eco Giornalettismo, che con toni lancinanti si chiede «Dov’era la pietà quando un manipolo di persone – in un quartiere carico di problemi – hanno calpestato il pane destinato a persone ancor meno fortunate di loro?», «D’ora in avanti, basterà bruciare i cassonetti e calpestare il pane per negare rifugio a migranti o rom?», e via con gli interrogativi retorici, chiosando con un giudizio trinciante: «Torre Maura ci ha ridotto a uno stato primordiale. E lo ha fatto senza vergogna». Per questa gente si tratta dei primordiali cittadini di Torre Maura, una subumanità alla Brutti, sporchi e cattivi, il lumpenproletariat più becero e impresentabile, quelli che creano imbarazzo, quelli da rieducare (ma senza sperare troppo nei risultati) e da silenziare quando viene stabilito che il loro quartiere periferico sarà il dormitorio per l’ennesima metastasi di immigrazione e degrado.

Le barricate di Capalbio

Ricordiamo bene, invece, di come fecero sentire la loro voce, questi radical chic al collasso, quando a Portofino e Capalbio si profilò l’idea di accogliere rifugiati e immigrati sul territorio. «Bisogna accogliere, per carità. Ma queste sono ville. E di gran lusso. Con giardino. Finemente arredate. Nel centro storico». Mica ci vorrete mettere dei clandestini. E non li abbiamo sentiti, questi signori, moralizzare ieraticamente contro gli immigrati nei centri di accoglienza, per tutte quelle volte (tante, tantissime) che insoddisfatti del cibo offerto dalle strutture, lo rifiutavano ed esso prendeva la via dei cassonetti dell’immondizia. Se lo fanno gli immigrati sfamati dallo Stato non è sacrilego, non è irrispettoso, non è osceno, non è un “insulto a chi non ha da mangiare”. Dice il proverbio che «chi butta il pane non ha mai avuto fame», e del resto chi meglio può saperlo dei ragazzoni senegalesi tutti muscoli e iPhone?

Cristina Gauri  

1 commento

  1. Le contraddizioni sono così palesi e pelose da non necessitare neppure di essere messe in evidenza. Eppure, voi lo fate ugualmente. Siete idealisti. Per questo vi ammiro.

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