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Roma, 5 apr – Virginia Raggi voleva “rifilare” 70 rom ai residenti di Torre Maura (Roma Est), già abbandonati dalle istituzioni. Questa mossa senza preavviso ha scatenato la sacrosanta protesta dei cittadini, scesi in strada per dire no ai nomadi nel centro di accoglienza di via Codirossoni. Al loro fianco c’era e c’è CasaPound, che domani manifesterà contro la Giunta 5 Stelle che scarica i problemi nei quartieri popolari: dai rom agli immigrati, il tutto, sia chiaro, a spese dei contribuenti.

Ma come si è arrivati a questo? Semplice. L’amministrazione Raggi non sa gestire l’emergenza dei campi rom. Quei campi che avrebbe dovuto chiudere da mesi perché bocciati dalla Ue e che invece proliferano, spuntando come funghi qua e là nelle periferie romane. Sì, perché la Raggi è per l’accoglienza e per l’inclusione, vorrebbe affidare delle case popolari ai rom, anche per facilitare quell’integrazione che i nomadi per primi non desiderano. Stiamo parlando di un milione di euro investiti in una gara pubblica per “il reperimento e la gestione di strutture di accoglienza in favore di persone Rom, sinti e caminanti in condizioni di fragilità sociale”. Con costi pro capite mensili di circa 450 euro, più di duemila euro a famiglia, con durata del contratto di 27 mesi, fino al 31 dicembre 2020, per un massimo di 90 ospiti giornalieri. Questa la soluzione proposta “a coloro che provengono da sgomberi di insediamenti spontanei”. Un modo carino per definire i campi illegali.

Nella Capitale il maggio numero di campi rom

Ma qualcosa non sta funzionando, evidentemente. Visto che la Raggi vorrebbe piazzare le famiglie di nomadi nei centri d’accoglienza delle periferie. Roma è la città con più campi statali e in questi insediamenti vivono circa cinquemila persone. Oltre ai campi riconosciuti ci sono però molti insediamenti abusivi. Un numero imprecisato di nomadi – almeno duemila – che vivono in campi illegali, che prima o poi verranno sgomberati, e che – a quanto pare – verranno smistati in strutture sparse nella città (ma mai nei quartieri bene, sia chiaro).

La visione della Raggi: il libro dei sogni

Il sindaco Raggi in questi giorni ha spiegato che i campi di Barbuta e Monachina, grazie ai fondi europei “sono nella fase di chiusura”. E poi ha descritto la sua soluzione al problema, una visione a dir poco utopistica. “Abbiamo fatto delle gare, ci sono dei soggetti che entrano tutti i giorni nei campi, fanno i colloqui con queste persone, stanno avviando i bambini a scuola e gli adulti al lavoro – è la narrazione della pentastellata – . Abbiamo già cacciato tutti quei rom che fuori o dentro il campo giravano con Porsche e macchinoni, a dimostrare che non erano né fragili né bisognosi, ma avevano altissime fonti di reddito. Stiamo procedendo con il bisturi per separare chi ha diritto e voglia di integrarsi nella comunità, da chi invece non ha né diritto né voglia e quindi da noi non riceverà nessun aiuto”. In conclusione, la “sindaca” lancia un proclama irrealizzabile: “Sicuramente i bambini devono andare a scuola, le persone devono andare a lavorare e pagare le tasse come tutti gli altri“. Sì, certo. Intanto però “parcheggia” i rom a Torre Maura.

Adolfo Spezzaferro

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