Roma, 5 apr – Le colpe dei genitori, si sa, ricadono sui figli. Chissà che tipo di parenti sono, ad esempio, quelli che hanno generato la vita del giovane Simone: parliamo dell’adolescente – nuovo teen-feticcio della sinistra subito vampirizzato dai media allineati – sotto le luci dei riflettori dopo la sua ciancicante analisi della bomba sociale scoppiata a Torre Maura nei giorni scorsi. “A me ‘sto fatto che bisogna andare sempre contro la minoranza non sta bene. Nun me sta bene che no. Siamo sessanta milioni e non ci possono creare problemi settanta zingari“. Se la riflessione è questa, possiamo tranquillamente affermare che la sinistra è ripartita da Simone ed è ritornata subito ai box di partenza. Messo sul piedistallo dalla Raggi – a cui non è parso vero di nascondere le mancanze della propria amministrazione dietro al nuovo cagnolino da salotto – coccolato da Mentana e compagnia sbufalante, il ragazzo è l’ultimo capitolo della saga “adolescenti qualunquisti cannibalizzati dai radical chic“.

La famiglia

Ma in che tipo di l’ambiente famigliare è cresciuto il giovane studente incappucciato? Repubblica riferisce che la madre di Simone è comasca, dal 1997 vive a Roma, dal 2003 a Torre Maura. Il padre invece è una figura molto più interessante: romano, ha lavorato per sedici anni ai call center Almaviva, poi licenziato “grazie al Jobs Act della sinistra riformista”. Confessa di avere un passato in organizzazioni marxiste-leniniste, ma ci tiene a precisare che “Simone ha fatto tutto da solo, è andato alla manifestazione perché è intelligente, profondo e ha vissuto i comizi dei fascisti come un’intrusione, un’invasione”. Anche se poi, subito dopo, specifica di avere insegnato ai figli “che un solo bambino che rischia la vita su un barcone giustifica l’intera accoglienza ai migranti“, infarcendoli, quindi, della propaganda autorazzista più becera e cialtrona. Sul Fatto Quotidiano, invece, si dice contento del fatto che la sua idea “abbia visibilità”, a patto che non venga “strumentalizzato”: ma è arrivato un po’ troppo tardi su questo punto, perché i media progressisti si sono avventati sull’immagine di suo figlio già qualche minuto dopo la diffusione del video. “Da me ha sempre avuto un’informazione che va oltre i media tradizionali e la politica in generale. Soprattutto ho cercato di insegnargli a riflettere. E lo ha dimostrato lasciando senza parole il suo interlocutore.” Il che, lo sappiamo, non corrisponde esattamente a verità.

Nella chiacchierata c’è spazio anche per l’autocritica: “la sinistra forse ancora non ha capito il motivo per cui è stata scavalcata dalla destra, sorpasso difficilmente colmabile. Servirebbe più responsabilità da parte di tutti”, perché “di certo mandare 70 persone allo sbaraglio non è stata un’idea felice. Un errore strategico. Sembra quasi fatto apposta”. E, a onor del vero, il vetero-marxista di Torre Maura si lascia andare ad un’analisi che supera in intelligenza quelle di Mentana e Raggi, e l’uso che hanno fatto della vicenda: “Anche la sinistra non può accontentarsi dell’eroe di turno. Oggi è Simone, ieri era Mimmo Lucano, l’altro ieri era il consigliere di Rocca di Papa. C’è la persona che scalda gli animi per qualche ora, ma non un vero lavoro di organizzazione”. E se lo dice lui.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

5 Commenti

  1. Si fa presto a dire “pensare con la propria testa”: bisogna prima comprendere come funzioni davvero la stessa.

  2. E per fortuna che gli ha insegnato a riflettere…!
    L’unico che aveva capito come vanno trattati questi qui – indipendentemente dall’età – era Stalin.

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