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Milano, 4 lug – Le mani della ‘ndrangheta sull’aeroporto di Malpensa in una rete criminale che coinvolgeva anche politici che è stata smantellata dalla Dda di Milano. Gli investigatori hanno scoperto come la locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo si era ricostituita dopo le scarcerazioni di tre anni fa. Arresti in otto province, da Aosta a Cosenza: c’è anche Enzo Misiano, consigliere comunale di FdI. Sospetti sull’elezione dell’ex sindaco di Lonate, Danilo Rivolta, sarebbe stata “appoggiata dai clan in cambio di assessorato alla nipote del boss”.

Sono questi gli elementi dell’indagine “Krimisa” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dai carabinieri del comando provinciale del capoluogo lombardo, che dalle prime luci dell’alba stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 persone (32 italiani, un marocchino e una romena) in tutto il Paese.

I legami con l’ex sindaco di Lonate Pozzolo

Dalle indagini emergono anche i legami tra l’ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta, di Forza Italia, già arrestato nel 2017 per tangenti, e alcuni esponenti della locale di ‘ndrangheta. L’elezione di Rivolta sarebbe stata appoggiata da influenti famiglie calabresi che lo avrebbero aiutato in cambio di un assessorato alla nipote del boss Alfonso Murano, ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno (Varese). Tra gli indagati anche un consigliere di Fratelli d’Italia e un perito che lavorava per la Procura di Busto Arsizio (Varese): avrebbe fatto da talpa su alcune indagini.

Le accuse e gli arresti

In totale sono 400 i carabinieri impegnati nell’esecuzione dell’ordinanza nelle province di Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. I destinatari del provvedimento (27 in carcere e 7 ai domiciliari) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (tutti aggravati perché commessi avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare le attività dell’associazione mafiosa), truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.

Sequestrati due parcheggi privati a Malpensa

Dalle indagini risulta che le cosche puntavano ai parcheggi attorno all’aeroporto e alla costruzione di nuove attività commerciali in aree nei comuni adiacenti. Il Gip ha disposto il sequestro di due parcheggi privati, “Malpensa Car Parking” e “Parking Volo Malpensa“, oltre a metà delle quote della società “Star Parkings“, che non si trovano nell’area aeroportuale. Sequestrati beni per un valore complessivo di due milioni di euro. I carabinieri sono riusciti a documentare riunioni dei criminali in cui, oltre alle questioni prettamente politiche, avveniva la pianificazione imprenditoriale della cosca, i cui proventi erano investiti in parte nell’acquisto di ristoranti e di terreni per la costruzione di parcheggi poi collegati con navette all’aeroporto.

L’indagine è partita nel 2017

L’indagine, avviata nell’aprile 2017, ha consentito di accertare che “l’organizzazione era stata in grado di infiltrare gli apparati istituzionali e che, dalla seconda metà del 2016, era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, a seguito della scarcerazione di due esponenti apicali della medesima consorteria criminale in forte contrasto tra loro”. Le prime mosse degli investigatori sono partite in contemporanea alla scarcerazione di Vincenzo Rispoli, capo della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Si erano create quindi tensioni interne che erano state risolte grazie all’intervento dello stesso Rispoli e di Giuseppe Spagnolo, al vertice della cosca Farao-Marincola che comanda nell’area di Cirò Marina (Crotone) e in stretto contatto con quella di Legnano-Lonate.

Adolfo Spezzaferro

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