Roma, 30 set – Da Trapani a Trieste, passando per Parma e Venezia, senza considerare poi Pisa e Roma. Le tratte cancellate da Ryanair, alle prese con l’ennesima crisi operativa dopo l’annuncio della cancellazione di 18mila voi da novembre a marzo, colpiscono profondamente l’Italia, che dovrà rinunciare ad almeno 11 rotte dirette da o per scali italiani.

Una decisione unilaterale, quella di Ryanair, che rischia di mettere in seria difficoltà interi comparti: l’indotto aeroportuale, gli scali stessi, il turismo. Migliaia di passeggeri in meno significa decine di migliaia – per non dire milioni – di euro di mancati introiti per territori che in buona parte ruotano attorno alla capacità del vettore irlandese di trasportare viaggiatori a basso prezzo verso quelle destinazioni. Il caso di Trapani – il Vincenzo Florio si è sviluppato proprio grazie a Ryanair – è paradigmatico, ma il discorso vale anche per gli altri. Parma, ad esempio, che ha già dovuto rinunciare da tempo al volo per Londra, rischia di andare letteralmente gambe all’aria se anche il collegamento proprio con Trapani dovesse saltare.

Succede, però, che fra enti locali e società di gestione degli aeroporti (molto spesso controllate dai primi) i sussidi per dare “l’aiutino” a Ryanair si sono sprecati. Il trucco si chiama strategia di co-maerkting, con la quale gli scali hanno incentivato la compagnia low cost a far atterrare i propri aerei sulle proprie piste. L’hub italiano per il vettore di O’Leary, Bergamo, insieme a Pisa, ha staccato assegni per 30 milioni, la Puglia paga qualcosa come 5 euro a passeggero – e si vanta della circostanza, asserendo di essere così riuscita a portare milioni di turisti fra Foggia e Brindisi – mentre Trapani, attingendo anche alle casse dei comuni dell’hinterland, ha versato 20 milioni. Fra un assegno e un sostegno più o meno indiretto, fanno circa 100 milioni l’anno. Cifra da far impallidire tutte le risorse messe in campo negli ultimi anni per l’eterna malata Alitalia.

Intendiamoci: la strategia commerciale non è illegittima, anche se in alcuni casi si sta già muovendo l’Ue per indagare sull’indebita corresponsione di aiuti di Stato (è evidente la distorsione della concorrenza), per attirare turisti e non solo. Tuttavia, l’improvvida scelta da parte di Ryanair di chiudere d’imperio le tratte solleva non pochi problemi. Tanto che alcune amministrazioni si stanno già muovendo per valutare l’eventualità di presentare denunce per danno erariale.

Filippo Burla

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