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Roma, 30 nov – Le regioni rosse tornano arancioni, riaprono i negozi, ed è subito allarme assembramenti. Il primo a stracciarsi le vesti è il governatore del Piemonte, servendo l’assist perfetto al governo giallofucsia, che promette (ancora) restrizioni. “E’ inevitabile che quando si riaprono attività commerciali ci sia la voglia di tornare in giro, è naturale la reazione ma quello che non può essere naturale è non rispettare le regole“, commenta il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia a Rainews24, puntando il dito contro le code davanti ai negozi a Milano e Torino (ma anche a Roma).



Assembramenti fuori i negozi, Zampa: “In arrivo restrizioni”

Dicembre deve servire a consolidare i dati per evitare la terza ondata, serve rigore. Siamo per una linea di prudenza e attenzione che mette la salute al primo posto”, ribadisce Boccia. E subito gli fa eco esprimendo sdegno per gli assembramenti nel fine settimana di shopping il sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa: “E’ sconcertante che le persone stentino a comprendere la gravità della situazione e che molto dipenda dai nostri comportamenti che devono essere virtuosi”, dice a 24Mattino su Radio 24. “Capisco che devi fare compere – fa presente la Zampa – ma se vedi che la situazione è così, forse cambi giorno o zona, forse torni a casa. Questo non è un buon segnale, non conforta“. Da qui la stretta in arrivo. “So che si sta lavorando a ipotesi restrittive severe“, anticipa il sottosegretario.

Cirio: “Quello che è successo a Torino è inaccettabile”

“Quello che ho visto ieri in alcune vie a Torino è qualcosa che mi riporta con la mente in estate e non possiamo permettercelo“, è l’allarme del governatore Alberto Cirio. “Quello che è successo ieri a Torino è qualcosa di inaccettabile“, sottolinea ai microfoni di Radio Veronica One in merito alle code che si sono formate per la riapertura dei negozi. “Questa mattina parteciperò al Comitato per l’Ordine pubblico e chiederò al prefetto interventi rigorosissimi – aggiunge Cirio -. So che le forze dell’ordine hanno fatto tanto ma evidentemente non basta. I piemontesi si stanno comportando in modo serio, ma laddove ci sono situazioni che scappano di mano bisogna intervenire subito in maniera netta”.

Galli agita lo spettro della terza ondata dell’epidemia

Tra i più preoccupati per gli assembramenti non poteva non esserci Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano. “E’ evidente che, se non si mantengono le precauzioni non potremo che rivedere una situazione simile a quella che abbiamo già vissuto“. Così l’infettivologo agita lo spettro della terza ondata dell’epidemia ad Agorà su Rai3, avvertendo che “abbiamo ancora moltissimo virus che circola“. Troppo, in tutto il Paese, “per pensare di tornare a un ‘liberi tutti’ appena avuto un accenno di risultato” dalle restrizioni imposte con i Dpcm anti-contagio.

“Cambiare colore non è una gara tra Regioni”

Quanto al cambio di colore scattato ieri nelle regioni che da rosse sono diventate arancioni, il passaggio da una fascia di rischio all’altro “non è un merito. Non è una gara”, è il rimbrotto del medico. Nel dibattito politico, osserva Galli, “il punto sembra essere cambiare colore“. Invece dovrebbe essere “tenere la situazione a lungo termine il più possibile al di fuori dal pericolo di una ripresa” della curva dei contagi. “Mi rendo perfettamente conto delle esigenze dell’economia e del commercio – precisa il primario del Sacco – ma la salute della gente è un problema importante e la ripresa economica del Paese si misura anche sulla capacità di contenere e limitare i danni costantemente causati dall’epidemia“.

Anche Bonaccini e Toti contro gli assembramenti fuori i negozi

Anche Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, ospite a Mattino Cinque, condanna gli assembramenti fuori i negozi e invoca “misure che evitino il tana libera tutti: per il periodo natalizio è necessario limitare gli spostamenti. Dobbiamo evitare che a gennaio e febbraio si torni a cosa abbiamo vissuto in questi mesi”. E per il governatore della Liguria Giovanni Toti, “nessuno chiede di andare allo sbaraglio, ma di valutare tutti i problemi che abbiamo di fronte, quelli sanitari e quelli economici. Non abbiamo reticenze a stabilire regole, ma crediamo che si possano tenere presenti tutte le esigenze di questo momento delicato. Certe code e certi assembramenti sono, forse, più pericolosi di altre cose che vietiamo o limitiamo, come i ristoranti”.

Adolfo Spezzaferro



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