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Roma, 13 gen – Luigi Di Maio deve guardarsi dall’asse Paragone-Di Battista. Il capo politico del M5S – in evidente difficoltà per i mal di pancia tra i 5 Stelle, dovuti alla sua leadership, all’alleanza di governo col Pd e al conseguente “tradimento” rispetto a molte delle posizioni iniziali del Movimento – rischia di subire (almeno) una scissione. E se la fronda interna gli chiede di rinunciare o alla guida del partito o al ministero degli Esteri, il senatore Gianluca Paragone, fresco di espulsione dal M5S, non ha dubbi. “Luigi Di Maio secondo me non si dimette dalla guida del Movimento 5 Stelle e farà di tutto per tenersi appiccicato a questo potere“, dice il senatore. “E’ nella natura stessa di Di Maio, un trentenne che dice e pensa di aver raggiunto per merito proprio quella posizione e non la vuole lasciare“, spiega Paragone, ospite della trasmissione Mezz’ora in più su Rai3.

“I compagni di Luigi piazzati nei ministeri”

L’ex 5 Stelle va all’attacco: “I compagni di Luigi piazzati nei ministeri a spese dei contribuenti: il movimento non può fare questa cosa. Luigi aveva una forza sua naturale, ma tutti i ragazzi di 30-32 anni senza l’esperienza non possono combinare nulla. L’errore madornale di Luigi è quello di pensare di poter fare a meno dell’esperienza di altri”. Per esempio, spiega il senatore espulso, “Grillo è un progressista, Davide Casaleggio è invece un imprenditore che si scoccia di parlare di politica, è un ragazzo colto, preparato, che potrebbe essere valorizzato di più. È uno che legge ancora libri, cosa che il 90% del gruppo dirigente del movimento non fa più”.

Dal canto suo, Paragone, insieme con Alessandro Di Battista, potrebbe dar vita a una scissione importante. Anche perché, dice, il Movimento 5 stelle va verso “una naturale implosione”, mentre “io e Alessandro – prosegue – sicuramente dobbiamo mettere in piedi qualcosa di culturale rispetto alle posizioni di un tempo di M5s, essere ancora antisistema“. Paragone accenna dunque “non a una Fondazione, ma pensiamo a un gruppo di lavoro, che trova nelle pagine social un elemento di condivisione” e anticipa che “magari daremo vita a uno spettacolo teatrale che spieghi il perché di certe cose”. Infine, il senatore parla delle Regionali: “In Emilia Romagna mi asterrei, in bocca al lupo al candidato del Movimento, ma è fuori gara“.

Insomma, in attesa che Grillo e Casaleggio – chiamati in causa ma che finora si siano guardati bene dall’intervenire – confermino o meno l’investitura a Di Maio, il ministro degli Esteri è alle prese con un M5S in profonda crisi, che potrebbe diventare irreversibile con un’altra sconfitta elettorale.

Adolfo Spezzaferro

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