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Roma, 13 gen – Oggi è tutto un fiorire di “coccodrilli” in ricordo di Giampaolo Pansa “decano del giornalismo italiano, maestro etc”. Ma come ha giustamente scritto il nostro direttore Adriano Scianca, “il giornalismo oggi lo piange ma lo aveva giù ucciso 17 anni fa”. Dal 2003, anno della pubblicazione del Sangue dei vinti – il suo primo libro revisionista sulla resistenza – Giampaolo Pansa era stato ostracizzato dalla sinistra ed era finito nella lista nera dell’antifascismo militante. La scelta di parlare dei crimini dei partigiani a guerra finita, del Triangolo rosso etc, non solo gli era costata l’espulsione dal salotto buono del giornalismo, ma lo aveva esposto anche alla violenza fisica degli antifascisti, dei “bravi ragazzi” dei centri sociali e dei collettivi.

“Triangolo rosso nessun rimorso”

L’episodio più clamoroso fu senza dubbio quello della contestazione a Reggio Emilia nell’ottobre del 2006, episodio che indusse Pansa a non tenere più conferenze pubbliche. Durante la presentazione del libro La grande bugia – il terzo della serie iniziata con Il sangue dei vinti – dove erano presenti anche Luca Telese e Aldo Cazzullo, una dozzina di antifascisti militanti appartenenti per lo più al collettivo romano “Militant”, interruppero l’evento con cori inneggianti alla resistenza e srotolando lo striscione “Triangolo rosso nessun rimorso”. Come ricorda anche Telese sul suo sito ne nacque una sorta di “rissa”, con i giovani antifascisti che minacciarono e insultarono Pansa tirandogli anche delle finte banconote da 50 euro dandogli del “prezzolato”.

Il video della contestazione antifascista contro Pansa

Pansa clemente con i “nipotini di Stalin”

I presenti in sala, tra cui molti “compagni”, si arrabbiarono chiedendo di poter ascoltare la conferenza. Pansa non si impaurì e trattò bonariamente quelli che definì “nipotini di Stalin” che gli avevano fatto “solo pubblicità”, chiedendo che non venissero inquisiti per quella che definì “una cappellata”. Sicuramente l’episodio fu violento nei toni e negli intenti censori, ma non ci furono aggressioni fisiche.

Fu sicuramente più grave della lettura di un volantino che una decina d’anni dopo fece gridare a Repubblica e compagnia al pericolo di imminente ritorno del fascismo etc, ma si sa che quando si tratta dei “compagni che sbagliano” sono tutti un po’ più indulgenti. Tra i contestatori di Pansa si riconoscono alcuni dei protagonisti dell’assalto contro il Blocco Studentesco avvenuto due anni più tardi a Piazza Navona. Del resto certe modalità d’azione sono sempre state rivendicate dal collettivo Militant, che nel corso degli anni ha continuato ad insultare e minacciare Giampaolo Pansa “il giullare dei padroni”, celebrando in più occasioni la contestazione del 2006. L’unica differenza è che nessuno all’epoca, né oggi, grida al pericolo per la democrazia. Cosa che accade puntualmente a parti inverse.

Davide Di Stefano

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