Pavia, 12 mar – Il sindaco di Pavia, Massimo Depaoli, si è dimesso. Una decisione, annunciata in una lettera protocollata, presa dopo che il Partito Democratico ha scelto di puntare alle prossime elezioni comunali di fine maggio su Ilaria Cristiani, attuale assessore all’Ecologia, che sarà sostenuta anche dalle altre forze del centrosinistra. Depaoli si è sentito tradito, abbandonato dai suoi compagni. “I colleghi della giunta – ha dichiarato – mi hanno chiesto di ritirare le dimissioni. Mi concederò qualche giorno di riflessione. Ma la decisione dell’assemblea del Pd di scegliere un altro candidato sindaco per le prossime elezioni comunali – ha aggiunto amaramente – è una dimostrazione plastica di sfiducia nei miei confronti”.

Un’ossessione per CasaPound

E così pare giunta la capolinea la stagione di un sindaco che è salito agli “onori della cronaca” soprattutto per le sue violente campagne antifasciste, specialmente contro CasaPound. Ogni iniziativa delle tartarughe pavesi ha visto qualche mobilitazione contraria dell’estrema sinistra e dell’Anpi locali. In testa alle agitazioni sempre lui. Una presenza, quella del primo cittadino e della sua combriccola, incorreggibilmente scomposta, isterica e minacciosa quanto del tutto inefficace.


Mai, infatti, sono riusciti a impedire lo svolgimento di conferenze, convegni, manifestazioni degli odiati nemici, nemmeno quando, Cpi decise e di tenere, con successo, il 16 febbraio scorso, un incontro proprio a Palazzo Broletto, sede del Comune. All’appuntamento partecipò anche Luca Marsella, consigliere del Municipio X di Roma, che volle ricordare all’allusivo Depaoli, che a Ostia gli unici condannati per mafia sono stati rappresentanti del suo partito, il Pd.

Che poi lui stesso, il compagno Massimo, non è che se la sia passata sempre benissimo sul piano giudiziario. Giova rammentare, infatti, che nel 2017 finì nel registro degli indagati per abuso d’ufficio in concorso con un dirigente comunale per via di una nomina che, secondo il sindacato che lo denunciò, era avvenuta in modo irregolare, senza il concorso previsto dalla legge.

L’oltraggio e Emanuele Zilli

Ma il fondo, quanto meno in termini di etica e stile politico, Depaoli lo toccò quando, il 5 novembre scorso, nel giorno in cui in città si ricordava Emanuele Zilli, operaio missino ucciso nel 1973, non trovò idea migliore che far esporre sul palazzo del Comune uno striscione rosso con la scritta: “Pavia è antifascista”. A molti il gesto è sembrato qualcosa di più che una provocazione di cattivo gusto. Qualcosa che assomigliava all’osceno applauso di festa risuonato nel Consiglio comunale di Milano, quando fu annunciata la morte di Sergio Ramelli, cui nel ‘75 fracassarono la testa a colpi di chiavi inglesi, sempre in nome dell’antifascismo.

Ecco, oggi Massimo Depaoli (forse) se ne va, scaricato anche dai suoi. Ai pavesi non mancherà e nemmeno a chi, da lontano, ha appreso delle sue meravigliose gesta.

Fabio Pasini

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2 Commenti

  1. Doveva dimettersi assai prima. Due mesi prima delle elezioni è soltanto teatro per vittimizzarsi.
    In tutto il mandato è rimasto chiuso nella fissazione di pedonalizzazione e monnezza

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