Roma, 12 mar – “Con la destra faccio partire una cosa, con la sinistra no: è un grande imbroglio”. Così il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino accusa il governo di rinviare ogni decisione sulla Tav a dopo le elezioni europee di maggio.

Proprio oggi il governatore Pd presenterà la richiesta formale di un referendum sulla Torino-Lione.


“Il Piemonte non ci sta a farsi prendere in giro da Conte-Salvini-Di Maio, tre uomini in fuga elettorale dalla Tav – ha detto ieri Chiamparino-. Domani (oggi, ndr) formalizzeremo la richiesta al ministero dell’Interno di poter tenere la consultazione popolare sul blocco della Tav con le elezioni del 26 maggio” (Regionali ed Europee).

Lo scontro Lega-M5S

Lega e M5S sono su fronti contrapposti: il vicepremier Matteo Salvini vuole la Tav, l’altro vicepremier Luigi Di Maio no. Lo scontro pertanto, con la lettera del premier Giuseppe Conte a Telt sui bandi (sbloccati ieri) è stato solo rinviato.

Il capo politico dei 5 Stelle Di Maio e il ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli si sono schierati per il no alla grande opera, ritenuta l’ultima battaglia identitaria per il Movimento.

Il ruolo di Conte e la battaglia in Parlamento

Se il premier Conte probabilmente vorrà continuare a trattare con la Francia e la Commissione europea per rivedere l’opera senza perdere i finanziamenti, le truppe pentastellate hanno già iniziato le grandi manovre in vista di un eventuale voto in Aula.

Ipotesi non scongiurata del tutto e che anzi, a detta di alcuni scenaristi, potrebbe essere proprio la carta che si giocherà Di Maio.

E’ in Parlamento infatti che si può decidere definitivamente sulle sorti della Torino-Lione. E se Salvini ha ribadito che “l’opera non è stata bloccata ma anzi va avanti“, il suo braccio destro, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti ha spiegato che per fermare la Tav ci vuole il Parlamento.

Questo lo sanno bene i 5 Stelle, come sanno anche che la Lega è pronta a far prevalere il sì, grazie ai voti dell’opposizione (Forza Italia e Fratelli d’Italia sono favorevoli alla Tav).

Un ruolo chiave quindi lo giocherebbe il Partito Democratico, ora guidato da Nicola Zingaretti. Ma se è vero che il governatore laziale si avvale della stampella pentastellata per avere la maggioranza alla Pisana, è pur vero che ha detto chiaramente di essere favorevole alla Tav e di non essere interessato ad accordi con il M5S.

Pertanto lo scenario plausibile – se gli eventi dovessero precipitare prima delle Europee – è un voto in Aula che farebbe passare il sì all’opera, con i 5 Stelle che dovranno decidere se far cadere il governo o “abbozzare” l’ennesima volta.

Adolfo Spezzaferro

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