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Roma, 21 mag – Chi è guarito dal Sars-CoV-2 dopo averlo contratto, rischia di ammalarsi nuovamente o è immune? E’ una delle domande che hanno maggiormente tempestato il dibattito pubblico sin dall’inizio dell’epidemia e che ad oggi non ha ancora trovato risposta certa. Secondo quanto riportato da AdnKronos, uno studio condotto dal team di scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center (Bidmc) di Boston, e pubblicato sulla rivista Science avrebbe risposto a questo interrogativo. «Nel nostro studio dimostriamo che l’infezione da Sars-CoV-2 protegge da una nuova malattia in caso di ri-esposizione», spiegano il professor Dan H. Barouch, direttore del Center for Virology and Vaccine Research presso Bidmc e primo firmatario della pubblicazione: «Le nostre scoperte fanno ben sperare, una conferma sarà possibile solo con lo sviluppo di vaccini COVID-19».

La ricerca è stata suddivisa in due differenti studi condotti sui macachi per valutare l’efficacia di 6 vaccini Dna candidati contro il virus. E i risultati conseguiti sono quantomeno interessanti. Nel primo studio, il team di scienziati è arrivato a scoprire che sei vaccini Dna candidati riescono a provocare risposte anticorpali in grado di neutralizzare il Sars-CoV-2 nei macachi.

I due studi

In particolare, il professor Barouch e la sua equipe hanno immunizzato 25 macachi rhesus adulti con i vaccini sperimentali, mentre altri 10 animali della stessa specie sono stati esclusi dalla profilassi. Il team ha in seguito esposto tutti e 35 gli animali al virus per tre settimane. I test hanno rivelato cariche virali drasticamente più basse nei macachi vaccinati rispetto al gruppo dispensato. Otto dei 25 animali vaccinati non hanno mostrato alcuna traccia del patogeno mentre gli esami effettuati sui 17 restanti hanno rivelato la presenza di cariche virali molto basse.

Nel secondo studio i ricercatori hanno infettato nove macachi adulti al nuovo coronavirus, tenendo monitorati i livelli virali nel sangue dei primati durante il decorso della malattia e nel periodo di guarigione. Tutte e nove le cavie, una volta guarite perfettamente dall’infezione, sono state esposte nuovamente al Sars-CoV-2. E, incredibilmente, tutti gli animali hanno riportato protezione quasi totale all’aggressione del virus.

Insomma, i risultati raccolti dal team suggerirebbero che gli infetti guariti dal virus sarebbero in grado di sviluppare una immunità naturale contro il coronavirus. Non solo: all’esposizioni di cariche virali più basse corrisponde una risposta più consistente degli anticorpi. «In questi due studi dimostriamo che, nei macachi rhesus, i prototipi di vaccini sono efficaci contro l’infezione da SARS-CoV-2 e proteggono anche dalla seconda riesposizione – spiega il dottor Barouch ad EurekeAlert. Ovviamente è presto per lasciarsi andare ad entusiasmi: «Saranno necessarie ulteriori ricerche per affrontare le importanti domande sulla durata della protezione, nonché le piattaforme di vaccino ottimali per un vaccino SARS-CoV-2 per l’uomo».

Cristina Gauri

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