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"La piena occupazione è un problema": l'allucinante editoriale del Corriere della Sera

by Filippo Burla
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Roma, 11 nov – A che punto può arrivare l’allucinazione europeista? Se da allucinazione passa a dipendenza, diventa euroinomane. E riesce a scadere perfino nella negazione dei più basilari elementi di politica economica. È il caso del Corriere della Sera, che in un editoriale di ieri arriva perfino a negare che la piena occupazione sia un elemento positivo.
“La piena occupazione? Nella Gran Bretagna post Brexit è un problema”: questo il delirante titolo dell’editoriale interno, a firma di Luigi Ippolito. A Londra e dintorni, dopo il referendum sulla Brexit, l’economia gode di una salute mai vista negli ultimi anni. Tanto che la disoccupazione è scesa al di sotto del 4%, che termini statistici si può approssimare quasi a zero. “Una buona notizia?”, si chiede Ippolito, “Fino ad un certo punto, perchè molte industrie ora stanno facendo fatica a trovare dipendenti e questo spinge verso l’alto i salari, intaccando i profitti delle aziende”. Quella che dovrebbe essere una normale, positiva e virtuosa dinamica di un’economia in salute, diventa “un meccanismo – testuali parole – perverso”.
Il motivo? Alzare barriere adesso, secondo l’editorialista, rischia di non far più trovare lavoratori disposti a fare camerieri, lavapiatti, manovali o parrucchieri a basso costo. Insomma, la piena occupazione della Gran Bretagna post Brexit – che per inciso non c’è ancora stata e non è detto si concretizzerà nel modo peggiore – fa crescere salari e non offre più il fianco a spazi di potenzialr sfruttamento. Anzi, genera redditi e quindi ricchezza che si distribuisce nel miglior modo possibile: tramite gli stipendi dei lavoratori dipendenti. Ma forse Ippolito preferisce il modello italiano con la disoccupazione stabilmente in doppia cifra e quella giovanile al di sopra del 30%. D’altronde bisogna pur tutelare i profitti delle imprese, no?
Filippo Burla

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3 comments

Giorgio 11 Novembre 2018 - 9:35

Questo è un argomento fondamentale! Dovrebbe essere uno dei piu’ importanti argomenti da sostenere per una formazione politica che abbia a cuore le sorti del suo popolo.

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Copronio Sterchi 11 Novembre 2018 - 11:46

Quale è la meraviglia?
Sono decenni che si lavora alcremente alla restaurazione dell’oligarchia ottocentesca.
La moneta unica, la globalizzazione (che consente di fuggire alle eventuali politiche nazionali) e l’importazione in massa di trogloditi a caccia di oggetti di consumo, a cos’altro sono serviti se non ha far retrocedere verso la miseria e l’impotenza quella massa di popolazione detta borghesia, che reclamava diritti sociali e ascensore sociale? Piuttosto iniziamo ad organizzare piani di boicottaggio, se non vogliamo ritrovarci come i plebei di due secoli fa. È già tardi, ma iniziamo ad agire, anche nel quotidiano, e svegliamo chi ancora dorme

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giacomo 12 Novembre 2018 - 3:28

Marcello Nicolella.Se a le aziende vogliono 20 lavoratori basta inserire annunci su portali di mobilita internazionale ( vedi Eures) o pagare alla gente autoctona il giusto stipendio. Magari il problema fosse questo…che ce troppo lavoro..qua la gente sta facendo la fame…svegliaaa!

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