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Roma, 18 apr – E’ scontro in seno alla maggioranza Lega-M5S sulla direttiva del Viminale secondo cui i prefetti possono “supplire” ai sindaci “distratti” se il contrasto al degrado non è efficace. E’ questo il senso delle disposizioni ai prefetti date dal vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a cui l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, replica subito: “E’ il voto a scegliere chi governa”. Protestano anche i sindaci: “Amministriamo ogni giorno, tra mille difficoltà e non abbiamo bisogno di essere commissariati da nessuno“, dice il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, che aggiunge: “Il ministro non perde occasione per prendersela con i sindaci che invece dovrebbe considerare come suoi alleati, perché sono gli unici a conoscere il territorio”.



“Contrastare in modo più efficace il degrado urbano”

Nella direttiva si chiede di contrastare in modo più efficace il degrado urbano e rafforzare la sicurezza delle città affiancando le ordinanze prefettizie agli strumenti previsti dal decreto sSicurezza. Salvini chiede a tutti i prefetti di convocare i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica nell’ambito dei quali “dovrà essere avviata una disamina delle eventuali esigenze di tutela rafforzata di taluni luoghi del contesto urbano”. “L’esperienza nei territori – si legge nella direttiva – ha evidenziato l’esigenza di intervenire con mezzi ulteriori ogni qual volta emerga la necessità di un’azione di sistematico ‘disturbo’ di talune condotte delittuose che destano nella popolazione un crescente allarme sociale.

“Seguire l’esempio delle prefetture di Bologna e Firenze”

Le ordinanze prefettizie, scrive ancora Salvini, devono dunque essere “funzionali a potenziare l’azione di contrasto al radicamento di fenomenologie di illegalità e di degrado che attentano alla piena e civile fruibilità di specifici contesti cittadini. L’invito è quello dunque di seguire l’esempio di città come Bologna e Firenze dove i prefetti hanno emesso provvedimenti che “vietano lo stazionamento a persone dedite ad attività illegali, disponendone l’allontanamento, nelle aree urbane caratterizzate da una elevata densità abitativa e sensibili flussi turistici, oppure che si caratterizzano per l’esistenza di una pluralità di istituti scolastici e universitari, complessi monumentali e culturali, aree verdi ed esercizi ricettivi e commerciali”.

Zone rosse per l’ordine pubblico

In sostanza, vere e proprie zone rosse in cui è vietato l’accesso a determinati soggetti. La convocazione dei Comitati per l’ordine pubblico è funzionale ad individuare le zone a maggior degrado. Un’analisi che dovrà essere svolta con “la massima celerità” in modo da mettere in campo “una complessiva strategia di intervento”. I risultati dell’attività dei Comitati, dice ancora la direttiva, dovranno essere comunicati “tempestivamente” al gabinetto del ministro, “segnalando mediante una articolata relazione i provvedimenti adottati”, mentre a partire da giugno i prefetti dovranno inviare al Viminale un report trimestrale “sul monitoraggio condotto in relazione alle ricadute delle ordinanze adottate”.

Viminale: “La circolare si basa sul Testo unico legge di pubblica sicurezza”

La circolare sulle zone rosse richiama il potere di ordinanza del Prefetto già previsto dal Tulps (Testo unico legge di pubblica sicurezza). E’ quanto fanno notare fonti del Viminale ricordando che “l’esercizio di tale potere si affianca a quelli riconosciuti al sindaco in tema di contrasto al degrado urbano e alla illegalità diffusa”. In tale direzione “costituisce uno strumento operativo da adottare in via straordinaria per un immediato impatto su specifiche aree cittadine, fatte salve tutte le iniziative che intendano assumere i primi cittadini”. “Sorprende che alcuni sindaci di centrosinistra fingano di non saperlo – proseguono le stesse fonti – sfruttando l’occasione per alimentare una polemica col ministro dell’Interno. Ordinanze di questo tipo erano già state ufficializzate a Bologna e Firenze: i sindaci interessati le avevano condivise, compreso Nardella che aveva espresso soddisfazione nei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza”.

Adolfo Spezzaferro

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