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Roma, 18 apr – Il sottosegretario ai Trasporti, il leghista Armando Siri, genovese di 47 anni, è sotto inchiesta per corruzione con altre nove persone, nell’ambito di accertamenti svolti dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani, per conto della procura di Palermo. Secondo le indagini, condotte in parallelo anche dai pm di Roma, l’ipotesi di reato è uno scambio di favori, utilità e denaro per agevolare aziende considerate vicine a un imprenditore dell’eolico, Vito Nicastri, di Alcamo (Trapani), da un anno agli arresti domiciliari, ma che anche da casa – e nonostante sia stato raggiunto da una maxi confisca da un miliardo di euro – avrebbe continuato, tramite un familiare, a manovrare per fare affari.

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Siri: “Mai occupato di eolico. Credo si tratti di un errore di persona”

“Io indagato? Non ne sono niente, non so se ridere o piangere. Io non mi sono mai occupato di eolico in tutta la mia vita. Sono senza parole”. Così Siri parlando con l’Adnkronos. “Non so assolutamente chi sia questo imprenditore coinvolto (Nicastri, ndr), non mi sono mai occupato di energia e non davvero chi sia questa persona, credo che si tratti di un errore di persona“, si difende il sottosegretario. Siri, che non ha ancora ricevuto l’avviso di garanzia, chiede di “avere al più presto notizie su questa indagine”. E aggiunge: “Io sono qua a disposizione e non ho nessun problema. Comunque sono davvero allibito”. E annuncia: “Chiederò di essere sentito, devo leggere queste carte e chiamare un avvocato. Dovrò attrezzarmi e vedere cosa succede…”.

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In atto perquisizioni a Palermo e Roma

La parte palermitana e trapanese dell’indagine ipotizza anche l’aggravante dell’agevolazione di Cosa nostra, non formulata però – sia chiaro – nei confronti del sottosegretario. Nicastri, per effetto della nuova indagine, si è visto aggravare la misura cautelare che lo teneva ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni, ed è stato ricondotto in carcere. Sono intanto state disposte perquisizioni, che vengono svolte in queste ore simultaneamente a Palermo, negli uffici dell’assessorato regionale all’Energia, e a Roma, oltre che nell’abitazione e nelle pertinenze dello stesso Nicastri, indicato anni fa dal Financial Times come il “signore del vento” e ritenuto un prestanome del superlatitante Matteo Messina Denaro, che sarebbe suo socio occulto.

Si indaga su permessi della Regione Sicilia

Al centro delle verifiche disposte dai pool coordinati, a Palermo, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e, nella Capitale, dall’aggiunto Paolo Ielo, una serie di permessi gestiti dalla Regione Sicilia, con l’assessorato all’Energia. A quanto pare, il fine ultimo di Nicastri sarebbe stato quello di fare approvare una normativa che avrebbe previsto ulteriori incentivi e finanziamenti negli investimenti nel campo delle energie alternative.  Tra gli indagati anche un docente universitario, Paolo Arata, genovese come Siri, 68 anni, ex deputato nazionale di Forza Italia e, nel 1994, presidente del Comitato interparlamentare per lo sviluppo sostenibile: negli anni scorsi è stato uno dei sette professori a cui Matteo Salvini ha affidato la stesura del programma di governo della Lega. Anche Siri fu uno dei professori che, per “Noi con Salvini”, si occupò di economia, riforma fiscale e flat tax. Secondo l’ipotesi investigativa, Arata sarebbe stato uno dei personaggi che avrebbero avuto contatti e fatto da tramite con Siri.

Ludovica Colli

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