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Roma, 2 mar – Alla vigilia delle primarie del Partito Democratico, parla l’ex segretario Matteo Renzi, ed è subito “stai sereno”. L’ex premier infatti snocciola una serie di frasi che vogliono dire l’esatto contrario, come nell’ormai celebre caso del “stai sereno Enrico”, detto a Letta poco prima di sfilargli il governo.

Leggere per credere: “Chiunque vinca le primarie non dovrà temere da parte mia alcuna guerriglia come quelle che io ho subito. Alcuni media dicono che si deve andare a votare contro Renzi. Io penso che sia il riflesso condizionato di chi a sinistra combatte da sempre il Matteo sbagliato”, dice il senatore.

Difficile crederci: se dovesse vincere il suo avversario Nicola Zingaretti, i renziani potrebbero arrivare a una scissione. Se non è guerriglia questa.

Altra boutade poco credibile è quella sull’affluenza alle primarie. Infatti, al netto del fatto che possono votare minorenni, immigrati e chi più ne ha più ne metta, Renzi ha una sua verità infusa in merito: “Ok, anche se votasse meno gente dell’altra volta non significa nulla: il Pd è l’unica forza politica che si affida alla democrazia, altro che piattaforma Rousseau. Grazie ai volontari dei gazebo!!”.

Insomma, il solo fatto che a votare per il segretario piddino possa andare chiunque basta e avanza per avere il bollino blu di formazione democratica.
Quando poi i fatti dicono l’esatto contrario: il Pd è scollato dalla realtà sociale del Paese, incapace di proporre un progetto politico che raccolga le istanze dei cittadini. Perché è espressione di una élite zeppa di radical chic salottieri, tutta improntata su battaglie che sono pericolosissima fuffa, per non parlare dell’immigrazionismo e dello ius soli.

Dulcis in fundo, nel fare gli auguri ai tre candidati, Renzi lancia la bordata finale contro il governatore del Lazio: “Domani si vota per le primarie del Pd. Auguri ai tre candidati Martina, Zingaretti e Giachetti. Mi fa piacere che tutti e tre abbiano escluso accordi coi Cinque stelle e ritorni al passato“.

Peccato che, come insegna il modello Pisana, Zingaretti non disdegnerebbe affatto un “inciucio” con i 5 Stelle. Ecco quindi già apparecchiato il casus belli per un eventuale strappo con il neosegretario.
Da lì a Renzi che si fa un partito tutto suo, è un attimo.

Adolfo Spezzaferro

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