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Protesi, azienda italiana batte colosso tedesco

by Saverio Andreani
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prrRoma, 23 ott –  L’azienda italiana Road Runner Foot ha ottenuto il diritto di produrre e esporre le sue «gambe» artificiali. Il colosso tedesco Otto Bock, primo al mondo nel settore, l’accusava di aver copiato il brevetto e dopo ben quattro anni di schermaglie la sentenza definitiva ha dato ragione alla piccola azienda italiana che costruisce protesi hi-tech a prezzi contenuti.

I problemi cominciarono nel 2010 quando all’amministratore delegato dell’azienda italiana , Daniele Bonacini, durante una fiera venne detto esplicitamente di non poter esporre quei piedi perché il brevetto era della Otto Bock. Bonacini in risposta, senza scomporsi, disse che aveva tutte le carte in regola. Sembrava una disputa chiusa fra gli stand della fiera di Lipsia, la fiera internazionale più grande del settore. E invece no.

E’ seguita una lettera minacciosa in cui i tedeschi sostenevano che il dettaglio delle lamine parallele in curva era una loro esclusiva. «Per niente. Le lamine parallele sono nei brevetti degli anni Settanta, e dopo 15 anni i brevetti scadono», è stata la risposta italiana. E ancora una volta è sembrato tutto finito lì. «Si saranno arresi», si sono detti a Milano, nella sede della Road Runner Foot. Manco a dirlo. Perché due anni dopo, stessa fiera stesso problema. Anzi, di più, perché stavolta si è sfiorata la rissa.

Quello che successe lo racconta lo stesso Bonacini: «Succede che ci ripresentiamo alla fiera del 2012 con nuovi piedi e all’improvviso arrivano i poliziotti allo stand con un mandato del giudice, ci confiscano i pezzi esposti e staccano i nostri cartelloni accusandoci di copiare un loro brevetto e poi accusano me di contraffazione. Ma come? Il giudice ha firmato senza nemmeno interpellarci? Ci portano via tutto davanti agli acquirenti e io finisco in caserma dai poliziotti a mostrare i miei documenti in regola. Risultato: escludono subito l’ipotesi della contraffazione ma la causa sui brevetti resta in piedi. Fortuna che alla fine ha vinto la ragione”.

Saverio Andreani

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