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Roma, 21 gen – Ricorderete l‘ultras finiano Filippo Rossi, l’autoproclamatosi “futurista” che dopo aver animato il partito più veloce della storia politica italiana, nel senso che è durato il bercio di un gatto, non perché esaltasse il mito della velocità marinettiano, si candidò con la lista “Pennacchi per Latina – Futuro e libertà” ottenendo ben sei voti in totale. Lo stesso Rossi si candidò poi a sindaco a Viterbo nel 2013. Bocciato dai cittadini, si alleò con il centrosinistra al ballottaggio tanto per completare la parabola da salice piangente proiettato da destra verso sinistra. Indefesso, lo scorso novembre se ne uscì così: “Mi sta venendo masochisticamente voglia di ricandidarmi a sindaco di Viterbo”. Per poi chiedersi il mese successivo su Facebook, con un profondo interrogativo esistenziale da far invidia a Shakespeare: “Mi candido o non mi candido a sindaco?”.
Non ha fatto trascorrere neppure un altro mese e senza neppure interpellare i sei elettori che lo sostennero a Latina, bando al passatismo, ha risposto all’impossibile quesito della sfinge interiore: niente corsa per il posto da primo cittadino viterbese, osare, masochisticamente osare, ordunque mi candido come capolista alle regionali di +Europa, la lista del monopolio Tabacci nazionali di Emma Bonino. Un cambio Radicale? Non proprio, sarà comunque alleato del centrosinistra guidato dal governatore uscente del Pd Nicola Zingaretti.
L’importante per Rossi è sempre la coerenza ideale, intesa cioè come teorica. D’altronde un sommo animatore culturale di festival letterali in terra etrusca, non può limitarsi ad essere convincente soltanto in politica. Deve lanciare il cuore oltre l’ostacolo della rassegnazione in tutti i campi. Procedendo di salti in vari banchi e parafrasi cinematografiche verrebbe da dire:“Fine del politico, principia il culturale”. Nel 2015 fu sempre il nostro Rossi, che in Tuscia non vollero come lucumone, a scrivere su Facebook: “Devo ammetterlo, quel che mi affascina più di tutto, in questa prima edizione del festival degli Etruschi, è lo slogan pirati della bellezza”. Due anni dopo in consiglio comunale, in preda alla sindrome da locuzione nemo profheta in patria, se ne uscì così: “Gli Etruschi sono seghe mentali, non gliene frega niente a nessuno”. Tranquillo Rossi, non sai quanto frega di te ai laziali di oggi.
Eugenio Palazzini



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3 Commenti

  1. Insomma un sacco di parole e la spasmodica ricerca di un posto in parlamento e sui giornali. Complimenti Rossi.

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