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Roma, 21 gen – Prendiamo spunto dall’ennesima boutade elettoralistica, questa volta dell’ineffabile quanto dimenticabile Stefano Parisi, per fare un piccolo ragionamento su una questione abbastanza spinosa. Già in passato abbiamo notato come la percezione comune dei dipendenti pubblici sia largamente influenzata da una avversione ideologica per lo Stato in quanto tale, e non esclusivamente dalla effettiva perniciosità dei funzionari medesimi. Se facciamo un passo oltre, noteremo che è da anni che è sotto pesante attacco l’idea stessa che lo Stato possa farsi intermediario del reddito nazionale, attraverso l’erogazione di servizi e funzioni finanziata da un sistema tributario progressivo. Non è un caso che la finta opposizione leghista abbia introdotto nel dibattito il tema della flat tax, una roba che non può esistere senza una reale sovranità monetaria.
L’idea alla base di questo attacco concentrico è molto semplice: lo Stato è per definizione inefficiente sotto il profilo economico, indi è meglio che servizi e persino (secondo alcuni estremisti libertarians) funzioni debbano essere gestite dai privati. Il che dal punto di vista di chi sostiene queste tesi…è vero. Vediamo di capirci: “efficienza”, nel lessico neoliberale, è quella particolare allocazione del capitale che ne valorizza indeterminatamente il valore, indi è vero che da questo punto di vista lo Stato è sommamente inefficiente. Pensiamo al business colossale nei paesi anglosassoni della sanità privata, dell’istruzione privata, della previdenza privata. Parliamo di un giro d’affari multimiliardario, su cui gli “investitori istituzionali” si buttano a pesce ad ogni occasione, e che garantisce ritorni dell’investimento praticamente certi.
Per questo la spesa pubblica piace poco: essa in buona parte finanzia settori antagonisti rispetto a quei business, erogando redditi indiretti o differiti alla maggioranza della popolazione. Quando sentite un politicante in televisione che minaccia di licenziare i “fannulloni” ed i “furbetti del cartellino” sia chiaro a cosa si riferisce. Si riferisce alla maestra di vostro figlio, al vostro medico di base e al funzionario Inps di turno. Di questo si parla e non di altro. Purtroppo, politicamente parlando, paga moltissimo perché la PA ha spesso dato di sé una pessima immagine, che al cittadino comune risulta sgradevole, se non indigesta. La strada per chiunque voglia opporsi realmente al sistema è quella di trovare un modo per efficientarla senza paranoie manettare, non distruggerla nel nome della superiorità del mercato.
Matteo Rovatti
 

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2 Commenti

  1. Penso che solo un pazzo possa prendersela con maestre, professori, infermieri,postini o forze dell’ordine.……anzi di livelli intermedi e tecnici ce ne vorrebbero a iosa nel pubblico……. ma….. chiedendo scusa a chi si offenderà, vi sono interi uffici inutili,doppioni, carrozzoni e imboscamenti vari…..poi a chi svolge il suo lavoro con correttezza niente da dire ma alcuni stipendi di burocrati e funzionari sono scandalosi ed inoltre molti politici usano il pubblico per piazzare parenti, amanti e stronzi raccomandati…… insomma c’è da fare pulizia.

  2. Magari riuscissero a considerare gli statali come gli altri lavoratori! Deve esserci la possibilità di licenziare, le persone vanno responsabilizzate, vanno spronate ad impegnarsi. Il pubblico impiego economicamente è un pozzo senza fondo, il suo snellimento è una questione di dignità nazionale: è un egoismo e una vigliaccheria lasciare un debito pubblico enorme in eredità alle generazioni future

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