Roma, 6 ott – Giorgia Meloni e Mario Draghi sul Pnrr discutono “a distanza”. Nel senso che non si ritrae un confronto diretto ma dichiarazioni contrastanti proferite a soggetti terzi. La bizzarria del contrasto verte, semmai, sul fatto che si dibatta sul punto di concordia più mesto di tutti, ovvero quel Piano nazionale di ripresa e resilienza di matrice Ue, spacciato per una risorsa ma, come abbiamo noi stessi più volte sottolineato, in realtà un vero “pilota automatico” che ci mantiene ancora più ingabbiati di quanto non lo siamo stati nel recente passato, almeno fino al 2026.

Meloni: “Ritardi evidenti nell’attuazione del Pnrr”. Draghi: “Tutto in ordine”

È davvero singolare come uno strumento di vincolo occupi tanto spazio nei confronti politici, e che la sua applicazione diventi addirittura oggetto per parlare di meriti e demeriti. Certamente, il realismo impone di doverne prendere atto, ma in ogni caso la discussione a distanza tra Giorgia Meloni e Mario Draghi sul Pnrr, già porta il clima generale nel contesto di ciò che tutti i governi appena insediatisi affrontano sempre. Ovvero quello rappresentato dalla frase “abbiamo ereditato questa situazione dal precedente esecutivo”. Così è in questo caso, indipendentemente da giudizi di valore che ovviamente non possiamo dare, con il premier uscente che sostiene la piena attuazione del piano senza alcun rallentamento, come riporta l’Ansa: “Non ci sono ritardi nell’attuazione del Pnrr: se ce ne fossero, la Commissione non verserebbe i soldi“. Dall’altro lato, il premier in attesa di nomina parla alla riunione dell’esecutivo nazionale di FdI ribatte: “Ereditiamo una situazione difficile: i ritardi del Pnrr sono evidenti e difficili da recuperare e siamo consapevoli che sarà una mancanza che non dipende da noi ma che a noi verrà attribuita anche da chi l’ha determinata”.

Si parla sempre di pilota automatico

Ma di cosa si parla, sostanzialmente? Del pilota automatico. Ed è questa la cosa più triste. Uno strumento che Draghi, così come tutta la stampa mainstream, definisce come una “occasione unica per il rilancio dell’Italia e per il superamento delle diseguaglianze territoriali”. Quasi addirittura a sostenere che grazie all’Ue risolveremmo perfino la questione meridionale. La realtà è però ben diversa. Il Pnrr è il “solito” strumento europeo, come abbiamo ricordato più volte. Soldi (nostri) concessi di ritorno, in cambio del rispetto di parametri fuori logica che come da tradizione di Bruxelles ci impongono di ridurre la spesa in certi settori fondamentali (si pensi alla Sanità) pena il ricatto – in pratica – di non concederci quello stesso denaro per continuare a far andare – male – la Sanità stessa.
Dunque, osservare il futuro presidente del Consiglio che discute con quello uscente su quanto siamo stati bravi e veloci ad applicarlo finora è, al netto del già citato realismo che ci impone di prenderne atto, veramente deprimente.

Alberto Celletti

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta