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Roma, 5 feb – Il ministro dell’Interno Matteo Salvini lancia un avvertimento alla maggioranza gialloverde e lo fa telefonando al premier Giuseppe Conte.

Tav, caso Diciotti, gestione dell’immigrazione irregolare, politica estera (crisi in Venezuela in primis): sono troppi i fronti su cui il governo Lega-M5S rischia di spaccarsi.

Per non parlare degli attacchi a tamburo battente dal presidente della Camera, Roberto Fico, e dal leader “giramondo” Alessandro Di Battista, due leader di peso nel M5S che di certo non giovano all’alleanza di governo.

Insomma, i 5 Stelle sono un problema e il vicepremier a Conte l’ha detto chiaro e tondo: “Così non reggiamo”.
Anche perché, più si entra nel clima da campagna elettorale per le Europee, più ovviamente i due alleati di governo si pestano i piedi.

In un retroscena del Corriere della Sera, Salvini si sarebbe sfogato con Conte invitandolo a smorzare i toni: “Io sono per il dialogo e il buon senso sempre e capisco le difficoltà interne di Di Maio, ma qui mi pare che si stia esagerando“.
Di certo non aiuta la recente presa di posizione del M5S sul Venezuela, ossia la linea della non ingerenza, che lascia l’Italia appesa. Questo mentre Usa, Canada e gran parte dei Paesi Ue ha riconosciuto come legittimo il presidente ad interim Guaidò, in opposizione a Maduro.

Il caso Diciotti

Certo è che però il nodo più complicato da sciogliere è l’autorizzazione a procedere per il caso Diciotti (il vicepremier è indagato per sequestro di persona). Sebbene i 5 Stelle al governo, a partire dal capo politico Luigi Di Maio, da giorni facciano dichiarazioni in stile “processateci tutti”, “il governo è compatto e unito sui porti chiusi” e via proclamando, la base pentastellata – in questo caso i senatori che dovranno pronunciarsi su Salvini – potrebbe votare sì, mandando a processo il titolare del Viminale.

Mettiamoci pure che il “compagno” Fico spinge da giorni i suoi a serrare i ranghi e votare compatti per il sì, ecco che il rischio di una crisi di governo è concreto.

Vogliono mandarmi davanti ai giudici?“, avrebbe detto Salvini ai suoi, “Forse non hanno capito quali conseguenze avrebbe un voto contro il governo“.

Poi è andato in tv per lanciare un messaggio forte e chiaro: “Sarebbe un precedente grave, perché una parte di magistratura decide cosa la politica può o non può fare“, ha detto a Nicola Porro durante l’intervista per Quarta Repubblica. “Domani potrebbe capitare al ministro dell’Ambiente o a quello delle Infrastrutture”, ha spiegato.

A quanto pare, il vicepremier avrebbe chiamato pure Di Maio, per ricordargli ancora una volta di tenere a bada i suoi, a cominciare da Di Battista, che non ha alcun ruolo nel governo.

Il dato politico è che una crisi prima del voto di maggio non gioverebbe di certo a nessuno dei due alleati. Ma men che mai a Di Maio, la cui leadership del M5S non è affatto scontata.

Adolfo Spezzaferro

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