Roma, 18 dic – Scandalo Consip, a processo Tiziano Renzi (padre del leader di Iv Matteo) e l’ex senatore di FI Denis Verdini. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio anche per l’imprenditore Alfredo Romeo, l’ex parlamentare Italo Bocchino e altre sette persone. Tutti a processo nell’ambito dell’inchiesta sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione. La richiesta dei pm di piazzale Clodio arriva dopo che lo scorso febbraio il gip Gaspare Sturzo aveva disposto nuove indagini. Rigettando parzialmente la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura. Ma soprattutto il rinvio a giudizio per Renzi padre arriva mentre Renzi figlio è alle prese con un braccio di ferro con il premier Conte e si rischia la crisi di governo.



Ecco tutte le accuse, da turbativa d’asta a corruzione e concussione

L’accusa per Renzi padre è quella di traffico di influenze illecite e turbativa d’asta. Per Romeo traffico di influenze illecite, corruzione e turbativa d’asta. Per l’ex parlamentare Bocchino a quella di influenze illecite si aggiunge l’accusa di turbativa d’asta e di reati tributari. All’ex senatore Verdini i pm romani contestano, invece, i reati di turbativa d’asta e concussione.

La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche l’imprenditore Carlo Russo per turbativa d’asta ed estorsione, l’ex ad di Grandi stazioni Silvio Gizzi per turbativa d’asta, l’ex ad di Consip Domenico Casalino per traffico di influenze illecite e turbativa d’asta, Francesco Licci per traffico d’influenze illecite. A rischiare il processo anche l’ex parlamentare Ignazio Abrignani per turbativa d’asta e concussione, l’imprenditore Ezio Bigotti per l’accusa di concussione e turbativa d’asta.

Gli illeciti per ottenere la gara Fm4

Secondo quanto emerge dalle carte, Russo, d’accordo con Renzi padre, avrebbe istigato l’ex ad di Consip, Luigi Marroni, “al compimento di atti contrari al proprio ufficio“. Illeciti “consistenti nell’intervenire sulla commissione aggiudicatrice della gara Fm4“. E’ quanto si legge nell’atto di chiusura delle indagini relative alla contestazione di traffico di influenze illecite. In particolare l’illecito riguarderebbe il presidente della commissione aggiudicatrice Francesco Licci. “Anche per il tramite di Domenico Casalino”. Il tutto per “facilitare la Romeo Gestioni partecipante a detta gara mediante l’innalzamento del punteggio tecnico nella fase in corso di valutazione tecnica dei progetti”.

Contratti per i parenti e soldi in nero

Inoltre, secondo l’accusa formulata dai pm, “si faceva dare da Alfredo Romeo, che agiva in accordo con Italo Bocchino, utilità consistite nella stipula di un contratto di lavoro” a favore della cognata. Oltre a “numerose ospitalità negli hotel di proprietà del gruppo Romeo, nonché si faceva promettere denaro in nero per sé e per Tiziano Renzi” e “promettere la stipula di un contratto di consulenza”. Inoltre, Russo, sempre in accordo con Renzi padre, “sfruttando relazioni esistenti con Silvio Gizzi si faceva promettere “da Romeo utilità consistenti in somme di denaro periodiche”. Somme che sarebbero state richieste come “prezzo della propria mediazione illecita costituita dal convincere Gizzi a favorire la Romeo gestioni Spa”.

Adolfo Spezzaferro

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